La vita attraverso le nostre esperienze

postato il 03·07·2022 in

L'atto stesso del nostro concepimento è un fenomeno puramente casuale, sarebbe potuto nascere tranquillamente uno dei nostri 200 milioni di fratelli al posto nostro e per le sorti dell'Universo sarebbe cambiato ben poco. Nonostante questo caos, che i fisici chiamano entropia, siamo riusciti a raggiungere la nostra attuale condizione. Sarebbe potuto accadere in maniera diversa? Chissà!

Sin dai primissimi momenti della nostra vita cominciamo a selezionare i processi più efficaci in base alle nostre esperienze e grazie ad esse consolidiamo le basi portanti del nostro universo. Con la nostra maturazione la mente logica assurge un ruolo preponderante rispetto alla mente emotiva anche se paradossalmente il nostro grado di percepire la realtà nella sua complessità si riduce notevolmente. 

Se ci trovassimo per la prima volta di fronte ad un enorme albero la nostra curiosità ci spingerebbe a trovare un modo per raccogliere ed assaggiarne i frutti ma se questi fossero acerbi la nostra esperienza sarebbe disgustosa e classificheremmo quell'albero come negativo per la nostra sopravvivenza. Se solo fossimo passati un mese dopo il nostro percetto sarebbe stato diametralmente opposto.

Di esperienze nella nostra vita ne viviamo tantissime e quasi tutte segnanti al primo impatto. Da qui è difficilissimo scardinare questa convinzione che diventa pregiudizio di fronte a situazioni apparentemente analoghe. 

E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. (A. Einstein)

Se un uomo incontrasse per la prima volta una persona che impugna una bottiglia di birra come faceva suo padre alcolizzato proverebbe delle forti sensazioni di disagio e vivrebbe la sua presenza come una minaccia. Il nostro cervello cerca di semplificare le cose e procedere per associazioni e ripetibilità, ma come si può immaginare questo processo non è sempre utile. 

Il caso è stato sfavorevole nei riguardi di questo uomo trovandosi ad avere un padre alcolizzato, perchè dovrebbe rivelarsi magnanimo questa volta? Questo schema lo applichiamo molto più di quello che immaginiamo e non sono solo le menti logiche e scientifiche ad esserne vittima. Anche Amelie nel suo fantastico mondo immerge le mani nei sacchi di frutta e verdura solo per provare delle sensazioni che l'alienavano dai suoi disagi familiari. Estremizzando potrei dire che anche i monaci tibetani associano le loro pratiche meditative a sensazioni piacevoli e cercano conforto all'interno dei loro riti. 

Alcune grandi menti contemporanee come Thich Nhath Hahn e Sri Sri Ravi Shankar ci insegnano a immergerci nella realtà attraverso un atto di umiltà, facendo un passo indietro allontanandoci dal potere dicotomico (si/no, bianco/nero, vero/falso) della mente. Per quanto determinante siano i nostri processi deduttivi e decisionali la massima:

Ognuno è artefice del proprio destino (Appio Claudio il Cieco)

sembra essere quasi del tutto inappropriata. Anche Hitler tra qualche generazioni non susciterà più lo stesso condizionamento emotivo che ha determinato nei nostri nonni. In fondo la nostra esperienza non è una verità assoluta ma solo un piccolo riflesso del flusso della Vita. Non ci resta che... abbandonarci ad essa!

 

 

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