Dopo il trattamento osteopatico

postato il 06·04·2022 in

Molte parole si spendono sulle tecniche osteopatiche e in quali casi vanno applicate, raramente invece ci si sofferma sugli effetti immediati di un trattamento e quali sensazioni il paziente potrebbe aspettarsi a seguito di una visita osteopatica. Un trattamento viene scandito in tre fasi: pre, trattamento e post. Inizialmente il paziente spiega la problematica e il professionista raccoglie i dati utili al trattamento. Successivamente avviene quella che considero la fase più importante del trattamento: il terzo tempo. 

Il terzo tempo

Prima di essere congedato, il paziente ha modo di riascoltare il proprio corpo concettualizzando le proprie percezioni e sensazioni. In questa fase il cervello ha modo di rielaborare le informazioni periferiche e decide attraverso degli stimoli neurologici ed ormonali se approvare le modifiche avvenute integrandole nella sua matrice corporea. Il periodo di verifica oscilla da pochi minuti a 72 ore e solitamente le sensazioni più comuni riferite a fine trattamento sono una sensazione di leggerezza e rilassamento legate alla liberazione della dopamina, serotonina e GABA. Durante questo periodo sporadicamente si possono verificare delle piccole recrudescenze che sono temporanee e insorgono per motivi specifici. 

 

Perché avviene?

Per comprendere il funzionamento dovremmo chiarire il ruolo dell'osteopata durante il trattamento. Egli prova a scardinare la causa scatenante (disfunzione) di un determinato sintomo attraverso una manipolazione. Il più delle volte la sede del dolore è distante dalla disfunzione. Quando questa è causata da un evento esterno o acuto il trattamento riesce ad essere risolutivo poiché il cervello decodifica facilmente i benefici dell'intervento. Ad esempio il dolore al ginocchio sinistro subentrato a seguito di una distorsione alla caviglia destra. Sarà sufficiente una tecnica strutturale di riposizionamento della caviglia per alleggerire il carico sul ginocchio opposto ripristinando così una condizione di equilibrio simile a quella pregressa il trauma. Quando invece la disfunzione è cronica o è secondaria ad altre problematiche il cervello riceve delle informazioni diversificate e la rielaborazione è più lenta. In quest'ultimo caso i fenomeni transitori di recrudescenza sono più probabili. Ad esempio se il paziente di quella stessa caviglia soffre di gotta ed ha uno stile di vita sedentario la disfunzione che ha portato a cedere la caviglia è di altra natura e quindi il riposizionamento può non essere del tutto efficace. Quindi, siccome il sistema disfunzionale è più complesso e la velocità di recupero è compromessa dalle scarse capacità metaboliche del paziente il cervello si ritaglierà più tempo per accettare tale modifica.

 

C'è sempre una recrudescenza?

Non sempre quindi ci si deve aspettare un peggioramento, anzi è molto raro che si verifichiano. I fattori che possono predisporlo sono racchiusi in questo elenco:

  • prima visita osteopatica
  • tempi di intervento all'insorgenza del sintomo (acuto o cronico)
  • età
  • sedentarietà
  • flessibilità
  • idratazione
  • integrità dei sistemi metabolici e vascolari

L'ordine che ho seguito per elencare i vari punti corrisponde alla frequenza con cui tali fenomeni si possono verificare, tutto basato ovviamente sulla mia esperienza clinica sul campo. Le sensazioni più comuni sono rappresentate da un transitorio peggioramento dei sintomi, spossatezza, tensione muscolare, mal di testa. Il più delle volte si verificano alla fine del primo trattamento e molto difficilmente si presentano nelle visite successive. 

Cosa si può fare per prevenirla?

Il terzo tempo quindi rappresenta l'occasione giusta per il professionista per illustrare al paziente le prospettive possibili e come fare per attenuarle al minimo rendendo altresì efficace il trattamento. Difficilmente congedo il paziente prescrivendo degli esercizi, solitamente però lo invito a seguire dei consigli indispensabili per eliminare gli eventuali effetti avversi del trattamento: idratazione e movimento (ove possibile). 

 

Riferimenti:

 

Paola Sivoccia, un'amazzone moderna
Alessandro Liambo oltre il pregiudizio