Dopo quante sedute di osteopatia si vedono i risultati?

postato il 12·12·2022 in

Dopo quante sedute si vedono i risultati? Al termine della prima visita osteopatica è la prima domanda che un paziente pone al suo terapista. È un quesito comprensibile la cui risposta è complessa. Solitamente il paziente che ricorre alle cure osteopatiche ha già sostenuto altri percorsi terapeutici e ripone tutte le sue speranze in quest’ultima cura. Il dolore nel frattempo si è modificato e ha potuto creare compensi distanti dalla sede difsunzionale. L’approccio terapeutico quindi cambierà così come l’efficacia e la durata del trattamento stesso. Data la complessità proverò a semplificare la risposta attraverso una sintesi intuitiva per far comprendere al meglio al paziente quali risultati aspettarsi dopo un trattamento.

 

Perché ricorriamo all’osteopatia?

L’obiettivo primario di un trattamento osteopatico è quello di migliorare la capacità adattiva del corpo agli stressor. L’intervento terapeutico mira quindi a sostenere le capacità naturali di autoregolazione dell’essere umano e attraverso un approccio manuale dissipare le eventuali disfunzioni in atto. Nei casi più estremi in cui non sia possibile eliminare il principale stressor, l’osteopatia rinforza le capacità del paziente a difendersi dallo stesso.

 

L’obiettivo terapeutico

Di conseguenza è necessario concordare con il proprio specialista le finalità del trattamento per scegliere l’approccio più utile a ridurre il numero degli interventi terapeutici. Gli obiettivi possono essere risolutivi nel caso in cui si riesce a ripristinare la funzione compromessa o conservativi nei casi in cui la condizione patologica del paziente non è curabile ma controllabile nell’evoluzione. In questo caso il trattamento osteopatico mira a ridurre di intensità e frequenza gli episodi acuti e ottimizzare la capacità di risposta al farmaco o all’intervento chirurgico. Il trattamento può essere preventivo quando non esistono condizioni patologiche particolari e quindi si vanno ad identificare predisposizioni e tendenze posturali e/o metaboliche che a lungo termine possono creare delle vere e proprie disfunzioni. L’osteopatia può essere potenziativa per tutti quei pazienti che si trovano in una condizione di equilibrio ma vogliono migliorare ulteriormente il proprio status come ad esempio uno sportivo o musicista per incrementare le proprie performance.

 

L’approccio

Identificato l’obiettivo è necessario calibrare il tipo di approccio terapeutico. Il paziente può presentare varie tipologie di disfunzioni e a seconda delle risposte che i tessuti offrono durante la valutazione clinica l’osteopata può adottare approcci differenti.

Si può avere un approccio minimalista quando il dolore riferito dal paziente migliora trattando una disfunzione ad essa connessa. È probabile in questo caso che il dolore si manifesti in una forma più acuta. Ad esempio un dolore lombare all’altezza della vertebra L3 migliora immediatamente attraverso la manipolazione della fascia renale. In questo caso c’è un rapporto di dipendenza tra struttura e funzione e non ci sono ulteriori interferenze. L’osteopata può procedere direttamente sulla sede disfunzionale e sin dagli istanti successivi alla seduta il benessere è immediato. In questo caso la visita successiva sarà ravvicinata, quasi esclusivamente per controllare i parametri disfunzionali ed eventualmente rinforzare l’intervento terapeutico pregresso. In massimo 2-3 interventi il problema sarà risolto.

Differente sarà un intervento osteopatico nel caso in cui la struttura e la funzione siano indipendenti. L’approccio adottato sarà massimalista con l’utilizzo di tecniche manipolative globali volte a stimolare l’equilibrio dell’individuo. In questi casi il dolore può essere causato da varie disfunzioni sovrapposte e cronicizzate. L’intervallo tra due trattamenti è più ampio per dare modo al corpo di assorbire l’input terapeutico e saranno necessari più interventi per il ripristino di una nuova omeostasi. L’osteopata in questo caso prescriverà alcune indicazioni fisiche e comportamentali e la compliance del paziente sarà indispensabile per velocizzare il recupero. In condizioni simili saranno stimate 6-8 trattamenti con un intervallo di 20-30 giorni tra le visite. I primi risultati apprezzabili si verificheranno alla terza seduta.

 

Dopo la prima visita

Al termine della prima visita, come già accennato nel precedente articolo Dopo il trattamento osteopatico, si possono manifestare delle riacutizzazioni che si evidenziano più di frequente nelle condizioni massimaliste. Questi fenomeni regrediscono nel giro di 48-72 ore e sono un segno positivo del fatto che il corpo sta provando ad elaborare la nuova condizione di equilibrio.

 


Bibliografia e riferimenti

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