Studio Olmo - Riabilitazione sportiva

Quali trattamenti?

Riabilitazione sportiva

“Al lavoro si contrappone un altro
tipo di sforzo che non nasce da
un'imposizione, ma da un impulso
veramente libero e generoso della
potenza vitale: lo sport[...]”
Josè Ortega y Gasset.

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Studio Olmo - Giochi sportivi con contatto fisico

Le attività sportive in cui c'è contatto fisico, come il calcio, il basket, il rugby ed altri, richiedono allo sportivo un notevole impegno osteo-articolare e neuro-muscolare. La seduta di allenamento e l’attività agonistica richiedono prestazioni di forza e velocità di grado elevato, soprattutto per quanto riguarda gli arti inferiori, oltre che un certo grado di resistenza. Non va affatto trascurata la componente traumatica più o meno significativa, non solo per quanto riguarda i traumi subiti ma anche in considerazione di quelli auto inflitti (atterraggi, distorsioni, ecc.). Gli atleti e, in generale, gli amanti di questa tipologia di sport, possono ricorrere alle cure osteopatiche con lo scopo di mantenere la propria forma fisica ma anche per affrontare e risolvere al meglio eventuali traumi subiti.

Lesioni osteopatiche

Gli allenamenti e le partite sono caratterizzati da una significativa sollecitazione delle articolazioni: caviglie, ginocchia, bacino, vertebre lombari e cervicali.

Tutte queste articolazioni sono quindi, sia per sforzi sia per traumi ai quali sono sottoposte, inclini a perdere la capacità e la qualità del movimento. Queste lesioni osteopatiche sono evidenziate e riarmonizzate dalla mano dell'osteopata che, attraverso manipolazioni naturali e non invasive, consentirà un recupero naturale quanto più tempestivo possibile. I disagi tipici del calciatore sono generalmente circoscritti all’aspetto meccanico delle grandi articolazioni dell’arto inferiore: dolori alla pianta del piede (o talloniti), problemi di appoggio, problemi alle caviglie, dolori alle ginocchia, alle anche, al bacino o in zona lombare, contratture ai polpacci o ai muscoli adduttori, pubalgie o dolori inguinali. A questo si possono aggiungere distorsioni, strappi muscolari, tendiniti, danni a legamenti, menischi, contusioni o fratture.

Inoltre, bisogna considerare che talvolta una situazione dinamica generale non fisiologica non provoca sintomi specifici ma costringe lo sportivo a continui compensi. Questi per lo più avvengono in maniera assolutamente automatica e inconsapevole ma pregiudicano la funzione meccanica nella sua globalità ed espongono il calciatore a rischi di lesione tissutale. È il caso di chi, per esempio, sviluppa artrosi senza sintomi dolorosi o di chi subisce strappi o fratture in un contesto del tutto lontano dal momento agonistico. È possibile invece che lesioni osteopatiche acquisite in altre occasioni si manifestino improvvisamente durante lo svolgimento di attività del tutto ordinarie. Ciò è vero anche durante la vita quotidiana, al di fuori del campo sportivo. Frequentemente capita di essere colti all’improvviso da dolori acuti (colpo della strega) e attribuirne la causa a colpi d’aria, movimenti sbagliati, variazioni meteorologiche o generico stress. A maggior ragione tali manifestazioni possono avvenire durante lo svolgimento di un’attività sportiva. Il calcio in particolare costringe a sollecitazioni meccaniche notevoli, soprattutto per quanto riguarda cambi di direzione rapida, atterraggi nella mischia, impatto con l'avversario, corsa su terreni duri o accidentati o attività in condizioni climatiche non ottimali. Grazie alle tecniche osteopatiche è possibile intervenire non solo sul ripristino di una corretta meccanica e sulla mobilità delle articolazioni ma anche sulla plasticità dei tessuti e sul recupero delle componenti elastiche a livello muscolare e fasciale.

A lungo termine operativo

Il calciatore a livello agonistico deve essere seguito regolarmente da un osteopata per effettuare un controllo tecnico dei diversi segmenti sollecitati dalla pratica sportiva. È allora possibile intervenire prima dell'istaurarsi di patologie croniche: pubalgie, lombalgie o tendinite degli adduttori. Pertanto, l’Osteopatia può essere utile al calciatore allo scopo di ottimizzare le proprie potenzialità, a risolvere problemi acuti, nel recupero post-traumatico e in senso preventivo. L'osteopata aiuta il calciatore a gestire nel tempo il suo capitale salute, seguendone gli allenamenti, studiando la qualità del gesto del soggetto e mettendolo in condizioni di espletare al meglio il suo potenziale fisico.


 

Tutti i praticanti degli sport con avversario e senza contatto fisico, come la pallavolo, il tennis ed altri, possono avvalersi del metodo osteopatico con grandi risultati sia in termini di ottimizzazione di qualità fisiche che di riabilitazione da infortuni. Caratteristiche come agilità, coordinazione neuromotoria, elasticità, forza esplosiva sono essenziali per questo tipo di attività e tutte possono essere ridotte o alterate da disfunzioni osteopatiche.

Osteopatia e volley

Esistono ambiti che possono avere un interesse specifico per il pallavolista. In particolare i problemi della spalla, soprattutto dal lato dominante, assumono una speciale importanza per chi pratica pallavolo in considerazione dell’alta frequenza di esecuzione di battute o schiacciate, tecniche fondamentali nel volley. Capita infatti piuttosto spesso che il pallavolista lamenti dolori alla spalla alla spalla talvolta tali da compromettere la possibilità stessa di scendere in campo.

Studio Olmo - Osteopatia e volley

In questi casi generalmente la causa del problema viene attribuita all’utilizzo eccessivo dell’articolazione. Ciò costituisce una parziale verità: è pur vero che la spalla è sottoposta ad uno stress meccanico importante ma è altrettanto vero che un’articolazione meccanicamente funzionale non esprime sintomi sotto sforzo, anche se sottoposta a un lavoro straordinario. Per quanto si può osservare solitamente in questi casi un problema è già presente all’origine. La sua manifestazione tuttavia si ha nel corso del tempo in seguito all’utilizzo; se per ipotesi il paziente invece di dedicarsi al volley praticasse un’attività blanda o nessuna attività, pur essendo affetto dal medesimo quadro osteopatico non lamenterebbe lo stesso tipo di sintomo. In altri termini un’articolazione poco funzionale se mantenuta a riposo non dà problemi. Il riposo, contrariamente a quanto comunemente si pensa, serve a poco. L'atleta a riposo, infatti, non lamenta sintomi ma il quadro meccanico resta immutato e tornerà a dare fastidio non appena l’attività viene ripresa. Lo stesso discorso vale per i rimedi rivolti alla cura del sintomo. In questi casi l’unica soluzione possibile è il riequilibrio della spalla e quindi dell’intero sistema. Da un punto di vista osteopatico un pallavolista non è diverso da altri pazienti, cioè al di là dell’attività specifica presenta esattamente gli stessi schemi lesionali di chiunque. Pertanto, il trattamento della spalla segue lo stesso iter di un qualsiasi trattamento, salvo speciali accorgimenti rivolti soprattutto ai muscoli della cuffia dei rotatori e alle fasce del cingolo superiore, ma comunque da valutare di volta in volta. Oltre a ciò il pallavolista presenta disagi, per lo più comuni a tutti gli sportivi, come lombalgia, cervicalgia, tendiniti, stiramenti muscolari, distorsioni, soprattutto alla caviglia in fase di atterraggio o alle dita delle mani, contusioni, contratture frequenti, problemi all’appoggio plantare e simili. Tutti questi problemi, per lo più di natura meccanica, sono assolutamente trattabili dall’Osteopatia con un ampio margine di successo.

Osteopatia e tennis

Anche per chi pratica il tennis ci sono degli ambiti specifici. Oltre all'interessamento della spalla e dalla cuffia dei rotatori (come avviene per il pallavolista) l'epicondilite o "gomito del tennista" rappresenta una dei maggiori problemi degli amanti del tennis. L'epicondilite (precisamente epicondilite omerale), è un'infiammazione dei tendini che vanno a gravare sul gomito, in dettaglio sull'epicondilo laterale. Il sintomo classico è naturalmente il dolore molto localizzato nella regione laterale del gomito, a livello dell’epicondilo dove si inseriscono i muscoli epicondiloidei, che si irradia a volte lungo il bordo radiale dell’avambraccio e viene risvegliato nei movimenti di estensione e supinazione. Il dolore è molto variabile come intensità e va da un lieve fastidio alla vera e propria impotenza funzionale. Gesti come versare da bere, portare una valigia, stringere la mano diventano molto dolorosi. Dopo un’accurata anamnesi si procede all’esame clinico, cercando di individuare i principali segni legati a tale patologia. In genere, si accerta la provenienza del dolore attraverso la palpazione diretta dell’epicondilo radiale-omerale, verificando contemporaneamente che non vi sia la presenza di una eventuale modesta tumefazione locale. Poi si constata l’insorgenza del dolore tramite:

Test di Cozen: estensione del polso contro resistenza a gomito flesso

Test di Mills: pronazione passiva forzata, con polso flesso e gomito esteso

La supinazione contro resistenza, sempre a gomito flesso

L'esame radiologico è solitamente negativo (anche se talora sono presenti calcificazioni in sede iuxtaepicondiloidea). La diagnosi è prettamente clinica anche se una ecografia tendinea, meglio se effettuata con color o power Doppler, consente di identificare le aree di degenerazione endotendinea e l'iperemia dei tessuti peritendinei.

Trattamento

Il trattamento dell’epicondilite non è affatto semplice, questa patologia illustra la capacità di adattamento dell’organismo che è saturato dall’esercizio di un’attività fisica e/o lavorativa i cui sintomi si manifestano su di una zona resa fragile dalle tensioni circostanti. Sicuramente ci saranno tensioni sulla muscolatura epicondiloidea, si tratteranno le strutture muscolo-scheletriche del gomito stesso, poi si andranno a testare ed eventualmente trattare il polso, la spalla, la colonna cervicale, dorsale, ecc. Se il dolore è di vecchia data è spesso utile applicare delle tecniche di stiramento/rilasciamento dei muscoli, dei legamenti e della membrana interossea dell’avambraccio; in alcuni casi può essere utile l'utilizzo di un tutore durante l'attività fisica o lavorativa.


 

Ogni sport, o categoria degli stessi, mette a dura prova strutture diverse del corpo umano. Gli atleti che praticano attività individuali a forte impegno aerobico (tra le quali ricordiamo il ciclismo, il podismo, lo sci di fondo, lo spinning, ed altre) possono avvalersi del metodo osteopatico per godere di un buono stato di salute fisica. Il ciclismo, come lo spinning, è uno sport molto impegnativo sotto il profilo dell’impegno ergonomico globale e, anche se praticato a livelli non agonistici, rappresenta comunque un’attività faticosa.

Le qualità fisiche richieste e sviluppate sono essenzialmente legate a doti di grande capacità aerobica e resistenza alla forza a livello degli arti inferiori. Questa categoria di sportivi deve possedere un sistema neuro-vegetativo efficiente al fine di sopperire al forte impegno aerobico proprio di questa disciplina. In particolare, il sistema cuore polmoni ma anche il sistema di sudorazione, di idratazione e più in generale tutte le attività metaboliche devono essere calibrate in maniera ottimale. Sia le funzioni meccaniche che quelle neuro-vegetative possono essere pregiudicate da lesioni osteopatiche in modo tale da compromettere non solo le prestazioni del ciclista ma anche la sua possibilità di allenarsi.

Disfunzioni osteopatiche

La presenza di un quadro lesionale osteopatico pregiudica infatti la possibilità di sviluppare adattamenti idonei in fase di allenamento, e questo indipendentemente dall’impegno dell’atleta. Dunque, se è presente un problema sulla meccanica del bacino, sul diaframma, a livello di un ginocchio o di un forame giugulare, la resa finale non potrà comunque essere del cento per cento, malgrado la serietà e la dedizione da parte dello sportivo. Questo perché una disfunzione osteopatica non può essere ridotta con l’attività sportiva, al contrario la pregiudica.

Osteopatia e ciclismo

Il ciclista (professionista o amatoriale) può incorrere in un certo numero di disturbi fisiologici e dolori. Il ciclista deve possedere una buona mobilità articolare a livello di anche, bacino e zona lombare; deve avere una buona elasticità a livello dorsale per poter mantenere la posizione cifotica a lungo e una buona capacità di estensione cervicale per non avere ripercussioni cervico brachiali soprattutto durante le discese. Inoltre, in considerazione della permanenza in appoggio sul sellino il ciclista va frequentemente incontro a problemi di compressione dei nervi pudendi, talvolta tali da compromettere la sensibilità perineale in maniera importante. Contratture sui muscoli del pavimento pelvico, anche in seguito a traumi sul coccige, si riscontrano abitualmente nel ciclista a tutti i livelli.

Studio Olmo - L'osteopatia per il ciclismo e per gli sport con forte impegno aerobico

Il trattamento del pavimento pelvico è di stretta competenza osteopatica come anche i problemi sopra menzionati in quanto possiedono tutti una base funzionale. Per questo motivo una revisione osteopatica può essere di grande utilità al ciclista non solo allo scopo di risolvere un problema imminente come un dolore articolare ma soprattutto al fine di migliorare le proprie prestazioni e mettere il proprio organismo in condizioni di potersi esprimere al massimo delle possibilità.

L'osteopata lavora in stretta collaborazione con altre figure professionali, quali allenatore, medico e meccanico, ed interviene su una molteplicità di aspetti complementari:

Preparatoria: il ciclista trascorre parecchio tempo sulla sua bicicletta, spesso piegato in due; necessita dunque di ore ed ore di allenamento. Le gare stesse sono molto lunghe e richiedono enormi sacrifici che possono dar vita a problemi di funzionalità viscerale che bisognerà saper gestire in funzione del concetto osteopatico.

Corsa giornaliera: è necessario che l'atleta sia fin da subito capace di dare il massimo, l'osteopata avrà cura di verificare il funzionamento di ogni struttura fisica sollecitata da questo sforzo intenso. Dopo la corsa si occuperà degli eventuali traumi che presenterà il ciclista (cadute, traumi, fatica muscolare intensa, stress).

Corsa a tappe: bisogna considerare l'elemento recupero. L'osteopata ha un ruolo essenziale con il suo approccio qualitativo sulla funzione cranio-sacrale nell'accesso al sonno. Infatti, il recupero delle attitudini fisiche risiede nella qualità del sonno del corridore. Il nostro concetto di globalità del corpo ci permetterà di predisporre l'atleta ad un lungo sonno di recupero.

Osteopatia e podismo

Malgrado il peso relativamente importante, l’essere umano ha a disposizione soltanto due punti di appoggio. Questo paradosso gli ha permesso di sviluppare una morfologia incredibilmente complessa per mantenere un sorprendente equilibrio durante gli spostamenti. Complessità ossea, nervosa, muscolare, legamentosa e circolatoria: struttura funzionale della quale si deve capire il movimento e della quale bisognerà scoprire le perdite di mobilità. L'intensità con la quale uno sportivo entra in contatto con il suolo può essere triplicata, se non addirittura quadruplicata, rispetto alla pressione sopportata durante la marcia normale. Un'onda d'urto attraverserà tutti i tessuti ossei, muscolari e connettivi e si ripercuoterà a livello del piede, della caviglia, della tibia, del perone, del ginocchio, dell'anca, del bacino, della colonna lombare, dorsale e cervicale e della base del cranio. Tutto ciò potrà provocare dei disturbi e delle lesioni a diversi livelli. In relazione a questa analisi, il compito dell'osteopata sarà di intuire qualsiasi disarmonia suscettibile di provocare uno squilibrio nella funzionalità dello sportivo di alto livello. Per esempio, nella maratona di New York su 200 partecipanti francesi visti per consultazioni osteopatiche, più del 50% presentavano dolori alla schiena. L'osteopata potrà ugualmente trattare, con tecniche specifiche, le conseguenze sugli organi delle vibrazioni, a volte nocive, rappresentate dalla corsa.


 

Il nuoto e gli sport acquatici sono caratterizzati dal fatto che avvengono tutti in completo scarico; l’atleta cioè non si trova in appoggio plantare, come sulla terraferma, e il peso non grava sullo scheletro. Questo tuttavia non mette al riparo il nuotatore da un impegno articolare e muscolare che talvolta può essere anche notevole. Per questo gli sport in acqua, a qualsiasi livello, richiedono una condizione meccanica e neuromuscolare ottimale.

Studio Olmo - Gli sport acquatici come il nuoto
Lesioni e disfunzioni

Le lesioni osteopatiche possono andare a limitare notevolmente le capacità atletiche del nuotatore sia in termini meccanici che neurovegetativi, con particolare riferimento a cuore e polmoni. In effetti l’attività acquatica richiede innanzitutto buoni requisiti di tipo articolare: una spalla bloccata compromette, per esempio, la stessa possibilità di galleggiare mentre un problema di anca limita gli spostamenti in acqua; un problema cervicale può impedire lo svolgimento di gran parte degli stili, ad eccezione forse del dorso; e così via.
Oltre a ciò la piscina richiede anche una certa resistenza alla fatica. Con questo non significa che il nuoto debba necessariamente essere uno sport faticoso: le donne in stato di gravidanza praticano attività acquatica pre-parto; ma è pur vero che qualsiasi movimento in acqua costa comunque più fatica rispetto a un movimento a terra. Per questo motivo il sistema nervoso autonomo, che regola per esempio il calibro dei vasi, la frequenza cardiaca o il calibro dei bronchioli terminali deve essere assolutamente funzionale ed efficiente.

Le disfunzioni osteopatiche possono colpire la funzionalità non solo della meccanica articolare ma anche dei sistemi autonomi, neurovegetativi, causando tutta una classe di problemi sistemici come faticabilità, deficit di ritorno venoso, talvolta extrasistole o chiusura asmatica, per citare i più frequenti. Pertanto una revisione osteopatica è assolutamente consigliata al nuotatore sia per risolvere disagi imminenti che in senso preventivo. Considerare il nuoto come una sorta di panacea per i disagi della colonna vertebrale rappresenta un luogo comune privo di fondamento.

Anche il nuoto, al contrario di quanto si è creduto fino a pochi anni fa, può portare a varie patologie osteo-articolari, specie negli agonisti, e non sempre è indicato nella risoluzione dei dolori alla schiena; anzi, spesso risulta controindicato, a causa di alcuni movimenti prolungati che vengono fatti nei vari stili. E' ormai nota la patologia della cuffia dei rotatori, molto frequente nei nuotatori a causa dell'uso che viene fatto delle spalle, essendo gli arti superiori le parti del corpo maggiormente usate e sottoposte a stress (es. nei dorsisti e liberisti) insieme a schiena (es. nei delfinisti) e ginocchia (es. nei ranisti). Pur non negando i benefici dell’attività fisica in generale e gli indubbi vantaggi della pratica sportiva in acqua, è vero che una disfunzione meccanica o un problema di mobilità specifico non trovano soluzione nella sola pratica del nuoto. In questi casi è necessaria una revisione osteopatica. Le attività sportive, nuoto compreso, saranno svolte in maniera ottimale solo successivamente.

L'osteopata aiuta quindi l'atleta a mantenere il corpo nelle migliori condizioni per poter utilizzare tutte le energie in gara e per evitare infortuni che possono portarlo a periodi di pausa e di minor rendimento fisico.


 
Studio Olmo - Attività individuali con combattimento, come la boxe
Definizioni e caratteristiche

Per arti marziali si intende generalmente un vasto insieme di attività che prevedono contatto fisico a forte impatto con l’avversario. Il praticante di arti marziali trova interesse nell’Osteopatia sia per quanto riguarda il raggiungimento e il mantenimento di una forma fisica idonea all’attività sia per quanto riguarda il recupero riabilitativo da traumi diretti, inevitabili in questo tipo di sport. Le prestazioni fisiche richieste dalle arti marziali sono soprattutto legate a caratteristiche di forza, elasticità, equilibrio e controllo propriocettivo. Tutte queste funzioni possono essere variamente colpite e limitate da lesioni osteopatiche in maniera talvolta compromettente. Non solo l’aspetto puramente meccanico delle grandi articolazioni e della colonna vertebrale possono essere pregiudicati ma anche la qualità del tono muscolare e quindi l’elasticità e la reattività dei tessuti possono subire gli effetti di problemi funzionali.

Il trattamento degli esiti da trauma diretto rappresenta un motivo di consultazione molto frequente da parte del praticante di arti marziali. Lussazioni, fratture, strappi, contusioni, come anche tendiniti o distorsioni sono eventi purtroppo molto frequenti in queste attività. In considerazione dell’entità piuttosto importante dei traumi talvolta il disagio riportato può andare al di là delle competenze dell’Osteopata. Tuttavia, ad esclusione di traumi gravi o urgenze mediche, l’Osteopatia generalmente rappresenta il metodo in assoluto più efficace per riequilibrare disagi funzionali acquisiti su base traumatica. In effetti solitamente un impatto esterno violento provoca alterazioni funzionali non solo sulla mobilità dei segmenti ma anche sulla qualità stessa del tessuto.

Traumi diretti

In particolare un trauma diretto può dare origine a lesioni cosiddette afisiologiche, cioè restrizioni che si esprimono su assi di mobilità non naturali. Tali lesioni sono molto fastidiose per l’organismo poiché sono difficilmente compensabili e possono dare origine a sintomi talora importanti. Per esempio i calci sulle tibie sono un meccanismo lesionale molto frequente nei confronti del ginocchio ma altrettanto frequenti e dannose sono le distorsioni o le sublussazioni di clavicole, spalle gomiti o altro. L’impatto traumatico provoca altresì un’alterazione della qualità del tessuto localmente, per lo più nel senso dell’addensamento e della perdita di elasticità: ciò ha il significato funzionale di rinforzare la parte offesa. Tuttavia il tessuto addensato ha una risposta dinamica di qualità inferiore e provoca un rallentamento locale nel passaggio e nella trasmissione dell’informazione (nervosa, ematica, linfatica, cranio-sacrale, ecc.).

Pertanto molto spesso può essere utile trattare le parti colpite in modo tale da restituire armonia funzionale localmente e quindi globalmente. In questi casi l’Osteopatia offre una vasta gamma di soluzioni tecniche atte a ripristinare l’equilibrio interno dell’organismo e restituire funzionalità ai sistemi.


 

Per danza si intende in generale qualsiasi espressione corporea basata sulla musica e sul ritmo. Esistono moltissimi tipi di ballo con caratteristiche anche molto diverse tra loro: la maggior parte è alla portata di tutti, altri richiedono un impegno particolare e caratteristiche fisiche non comuni. Chiunque pratichi danza può essere soggetto a lesioni osteopatiche e trattato di conseguenza. Tuttavia, questa sezione vuole dare un’informazione supplementare soprattutto a chi pratica danza a scopi professionali o comunque a livelli tali da richiedere prestazioni articolari e muscolari straordinarie. In effetti chi pratica il ballo per diletto o nel tempo libero ha le medesime importanti esigenze di qualsiasi altro Paziente ma, sotto il profilo dell’impegno fisico, senza dubbio meno numerose rispetto a quelle di un ballerino dedito ad ore di allenamento. Pertanto, chi si dedica alla danza in maniera intensiva gode di una speciale attenzione da parte dell’Osteopata.

Studio Olmo - Attività basate sul ritmo, come la danza
Lesioni osteopatiche

Gli aspetti che interessano il ballerino in maniera specifica sono quelli legati essenzialmente all’efficienza muscolo scheletrica, soprattutto per quanto riguarda la libertà articolare, la scioltezza muscolare e l’espressione della forza esplosivo-elastica. Questi aspetti possono essere tutti fortemente compromessi da lesioni osteopatiche. Colonna vertebrale, anche, caviglie, ginocchia, bacino e qualsiasi segmento corporeo può andare incontro a restrizioni di mobilità anche notevoli. Non sono rari casi di ballerine dalle grandi capacità articolari ma recanti blocchi vertebrali o del bacino importanti; in questi casi il movimento può essere svolto grazie a meccanismi di compenso piuttosto costosi in termini ergonomici. Cioè se un’articolazione sacro-iliaca perde la propria mobilità, l’articolazione controlaterale sarà costretta a muoversi maggiormente per compensare, la colonna vertebrale dovrà adattarsi ad una torsione del bacino in maniera del tutto artificiosa e gli altri segmenti corporei di conseguenza. Peggio ancora quando la lesione osteopatica, per la sua complessità, giunge a compromettere la stessa possibilità di esecuzione del movimento. Quando lo schema lesionale è molto importante talvolta non possono neppure esistere meccanismi di compenso e il movimento risulta limitato permanentemente.

Tono muscolare

Un aspetto altrettanto importante, che può essere compromesso da una lesione osteopatica, è il tono muscolare; la lesione osteopatica causa sempre una variazione del tono muscolare e molto spesso ne provoca un aumento: in questo modo l’elasticità del muscolo e la sua reattività risultano compromesse. In tali situazioni lo stretching e i classici metodi di allungamento risultano inutili poiché una lesione osteopatica non può essere corretta con un’attività motoria volontaria. Inoltre anche la forza e i movimenti fini possono risultare pregiudicati poiché alterazioni sui nervi periferici a qualsiasi livello sono possibili e anzi frequenti in presenza di lesioni osteopatiche. Il senso dell’equilibrio può essere fortemente alterato da lesioni osteopatiche con tutte le conseguenze del caso.

Infine non bisogna dimenticare che un ballerino soggetto a lesioni osteopatiche può facilmente andare incontro a infortuni come distorsioni o strappi muscolari. Basti considerare come un problema di appoggio possa compromettere un atterraggio dopo un salto o come un disassamento articolare possa provocare uno strappo muscolare, per citare gli eventi più frequenti. Per questi motivi una revisione osteopatica è fortemente consigliata a chi pratica danza al fine di ottimizzare le proprie prestazioni e, preventivamente, mettere al riparo da possibili infortuni.

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