Cari assistiti,

Il Coronavirus ha messo a dura prova l'Italia e i suoi lavoratori. Il mio ultimo giorno di lavoro è stato il 12 Marzo e, dopo aver provato a lavorare in maniera restrittiva con l’ausilio dei presidi sanitari necessari, ho dovuto adeguarmi alla linea Istituzionale: il Lockdown. Oggi, visti i cambiamenti in corso e l'imminente ripresa di alcune attività lavorative, molti di voi mi chiedono che posizione assumerò in merito alla riapertura del mio ambulatorio. Voglio comunicarvi ufficialmente che io Non riapro!

Nonostante le critiche di molti esperti alla scelta del Governo, l'esiguo numero di Unità di Terapia Intensiva e la mancanza di una chiarezza diagnostica erano fattori determinanti che ci hanno costretti ad adottare questo drastico provvedimento. L’obiettivo della chiusura era esclusivamente quello di rallentare l’avanzata e la diffusione del virus; è stato un provvedimento efficace e gli italiani hanno risposto molto bene all’appello dello Stato ma, ahimè, è ancora presto per allentare la presa. Oggi ci sono 199.414 casi noti ma si stima che il numero effettivo dei contagiati sia 10 volte superiore a questo. È stato contagiato appena un trentesimo dell’intero Paese* e, sebbene siano state create nuove Terapie Intensive di supporto, esse potrebbero non essere sufficienti ad ospitare i potenziali nuovi ammalati in seguito alla riapertura del 4 maggio. L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, ha stimato che l’apertura scaglionata possa incrementare il numero dei contagiati al punto da far crashare il sistema sanitario nazionale entro il 9 Giugno.

Molto probabilmente alcuni sanitari hanno lavorato o riprenderanno a breve le proprie attività ambulatoriali e sapranno sicuramente garantire la tutela della salute del paziente utilizzando tutti i presidi necessari, ma personalmente scelgo di restare chiuso. Questa scelta è motivata da un'attenta analisi rischi/benefici dei pazienti che potrebbero usufruire delle mie cure e il risultato sembra ancora sfavorevole. I rischi rimangono del tutto simili a quelli del 12 Marzo e la chiusura a mio avviso resta comunque la formula di tutela migliore per i pazienti e le proprie famiglie. Non potrei mai lavorare serenamente sapendo di essere l’untore inconsapevole di persone ancora fortemente a rischio, come malati oncologici, diabetici, immunodepressi, malati di fibrosi cistica o che hanno subito interventi chirurgici recenti. È vero, dagli studi emersi finora il Covid-19 non sembra essere il determinante della letalità, ma sicuramente è un fattore che aggrava lo stato di salute di soggetti che hanno malattie molto meno gravi di queste.

Una scelta alternativa che potrei adottare è quella dell’intervento terapeutico domiciliare solo per i pazienti che necessitano di un trattamento improcrastinabile. Prima di intraprendere questa strada dovremmo attendere due settimane a partire da ieri (Lunedì 27 Aprile) giorno in cui lo Stato ha allentato le restrizioni. Se il risultato dei nuovi contatti determinerà un contagio inferiore a quello previsto allora potrò riprendere le attività in questa modalità.

Nel caso in cui dovesse aumentare, invece, il numero di contagi, come già comunicato all’Ordine dei Fisioterapisti, sarò pronto a lasciare il mio lavoro privato e dedicarmi full time volontariamente ai pazienti Covid delle terapie intensive o dei centri di ricovero. Il supporto fisioterapico ed osteopatico è uno strumento utile per questo tipo di pazienti, anche in fase acuta, e sono disponibile ad offrire tutto il mio contributo per supportarli nella battaglia.

Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti, se ritenete opportuno contattatemi. Il nostro equilibrio psico-fisico in queste ore è messo a dura prova, ma con i consigli giusti potremmo creare i presupposti per un miglioramento. Insieme possiamo costruire un futuro migliore, un futuro a misura delle nostre esigenze.

Dott. Tullio Stabile

* Per capire le proporzioni basti pensare che il numero di contagi stimati, in tutta Italia, è di poco superiore al numero di abitanti della città di Milano (1.388.223).

 


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