Siamo tutti coinvolti dall’effetto priming e naturalmente quando ci troviamo di fronte ad un problema come quello di queste ore (Coronavirus) veniamo letteralmente fagocitati da ansie e paure spesso ingiustificate. Ma abbiamo la reale consapevolezza del rischio e di come porci nei suoi confronti? 

Abbiamo la reale percezione del rischio?

Rispondi alle cinque domande di seguito:

1. Sono più letali gli ictus o le morti accidentali?

2. Tra le cause di morte più frequenti ci sono i tornado o l’asma?

3. È più probabile morire per fulminazione o per botulismo?

4. È più probabile la morte per malattia o per infortunio?

5. È più probabile morire per un incidente o per il diabete?

Daniel Kahneman è uno psicologo israeliano insignito come Premio Nobel per l’Economia nel 2002. Nel suo libro “Pensieri lenti e veloci” ha osservato e approfondito un particolare effetto psicologico: l’effetto priming. Egli ci fa capire che maggiore è l’esposizione a uno stimolo e più influenzate sono le risposte agli stimoli successivi. Maggiore è la facilità con cui riusciamo a recuperare nella nostra mente un evento e più gli diamo peso, condizionando inevitabilmente la nostra percezione della realtà. Egli stesso definisce questa capacità intellettiva come “L’euristica della disponibilità”.

Nel suo libro riporta un caso emblematico di bias (ndr distorsione statistica) di disponibilità. Un ricercatore dell’Oregon Research Institute, di nome Paul Slovic nel 2000 condusse delle ricerche innovative sulla percezione pubblica dei rischi e, a seguito delle domande su menzionate, fornì alcune considerazioni. Reputava, infatti, che le stime delle cause della morte fossero viziate dal modo in cui i media trattano le notizie.

Secondo Cass Sunstein il governo, i legislatori e gli organi competenti dovrebbero affidarsi alle valutazioni razionali dei costi e benefici fatti dagli esperti su parametri oggettivi poiché anche essi sono soggetti inevitabilmente agli stessi bias della popolazione (anche se in forma più attenuata). Questi parametri oggettivi possono essere espressi in termini di numero di vite salvate e costo in dollari. Farsi veicolare dai bias, generati dal priming e alimentati dall’informazione, causerebbe uno sbalzo delle priorità con perdita grave di denaro, ma soprattutto di vite umane.

Egli, inoltre, ci spiega come l’informazione mediatica possa condizionare le scelte politiche e sociali di un intero Stato: “In alcune occasioni, una storia mediatica riguardante un rischio cattura l’attenzione di un segmento di pubblico, che si allarma e si preoccupa. La reazione emozionale diventa una storia di per sé stessa, inducendo ulteriore copertura mediatica, la quale a sua volta produce sempre maggiore preoccupazione e coinvolgimento. Il ciclo è a volte accelerato deliberatamente da «imprenditori della disponibilità». Il pericolo viene sempre più esagerato man mano che i media competono tra loro nel produrre titoli sensazionalistici. Gli scienziati e altre persone che cercano di mitigare la paura e lo scandalo crescenti attirano pochissima attenzione, perlopiù ostile: chiunque affermi che il pericolo è sopravvalutato è sospettato di partecipare a un odioso «tentativo di insabbiamento». Il problema assume importanza politica perché è nella mente di tutti, e la risposta del sistema politico è guidata dall’intensità del sentimento pubblico. La cascata di disponibilità ha ormai resettato le priorità“.

Slovic dice che, anche quando sono irrazionali, le paure diffuse non dovrebbero essere ignorate da coloro che prendono le decisioni, ragionevole o no che sia la paura è dolorosa e debilitante e i politici devono sforzarsi di proteggere il pubblico non solo dal pericolo vero ma anche da essa. Dice Kahneman: “Il mondo della nostra testa non è una replica precisa della realtà; le aspettative riguardo alla frequenza degli eventi sono distorte dalla quantità e dall’intensità emozionale dei messaggi cui siamo esposti… secondo Slovic le persone formulano giudizi e prendono decisione consultando le proprie emozioni”.

Siamo tutti coinvolti dall’effetto priming e naturalmente quando ci troviamo di fronte ad un problema come quello di queste ore (Coronavirus) veniamo letteralmente fagocitati da ansie e paure spesso ingiustificate. Siamo un po’ come quel genitore che rimane sveglio la notte aspettando che il figlio rientri, sappiamo che i rischi che gli possa accadere qualcosa sono infinitesimi ma rimaniamo comunque in guardia. Però dovremmo sforzarci adesso, perché le notti insonni potrebbero essere più di una. Oltre all’intuito usiamo lo spirito critico, distaccandoci emotivamente.

Osserviamo le dinamiche senza farci stravolgere l’esistenza da fattori infausti che potrebbero non colpirci mai. Affidiamoci alle indicazioni degli esperti piuttosto che alle voci dei media. Accanto a tutto ciò soffermiamoci sulle persone e famiglie realmente colpite e doniamo loro il nostro affetto, la nostra vicinanza e solidarietà.

Risposte al questionario

1. Gli ictus provocano quasi il doppio di decessi di tutti gli incidenti messi assieme, eppure l’80% dei soggetti giudicava più probabile la morte accidentale.

2. I tornado erano considerati cause di morte più frequenti dell’asma, anche se questa è venti volte più frequente come fattore letale.

3. La morte per fulminazione era giudicata meno probabile della morte per botulismo, mentre è 52 volte più frequente.

4. La morte per malattia è 18 volte più probabile della morte per infortunio, mentre erano giudicate parimenti probabili.

5. La morte per incidente era ritenuta oltre 300 volte più probabile della morte per diabete, mentre il vero rapporto è di 1 a 4. 

Riferimenti Bibliografici

Daniel Kanhneman – Pensieri lenti e veloci (Oscar Saggi, Ed. 2018) 


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