Lo stress è fonte di vita! Detta così sembrerebbe una provocazione ma se consideriamo le dinamiche del parto, esse sono tutte incentrate sullo stress compressivo del cranio nella piccola pelvi e il subitaneo rilascio delle tensioni nel momento in cui nasciamo. Lo stress è legato a quei pochi attimi necessari e fondamentali per generare la Vita!

Brevi istanti sufficienti ad innescare una cascata di reazioni neuro-endocrine che permeano l’intero corpo del neonato e lo rendono autonomo alla vita. D’altronde, se aprissimo il bozzolo di un bruco pochi istanti prima della schiusa ne uscirebbe una farfalla morta. Il segreto della vita quindi è il sottile equilibrio che si innesca tra azione e reazione.

schiusa bozzolo farfalla
Photo by Suzanne D. Williams on Unsplash

Azione e reazione

Ecco sfatato il mito secondo cui lo stress è un elemento negativo per la nostra salute. Siamo dotati di un sistema ancestrale di ricezione dello stress che opera secondo un modello di “reazione-fuga”. Di fronte a un agente stressogeno (es. predatore) i nostri recettori attivano il sistema nervoso simpatico liberando in circolo adrenalina e noradrenalina. L’azione di questi ormoni è sufficiente a sostenere la nostra reazione di fuga o di combattimento.

Salvavita e...?

Lo stress permette di attivare i nostri sistemi di salvaguardia e di riorganizzare le nostre risorse interne strutturali, metaboliche ed emozionali. Attiva i meccanismi di equilibrio corporei definiti omeostatici. Ad esempio, nel caso di una frattura alla tibia, il carico progressivo sulla gamba lesa rappresenta una fonte di stress meccanico utile per determinare un maggiore afflusso di sangue e quindi velocizzare la calcificazione.

Se lo stress dura nel tempo?

Se lo stress è eccessivo in termini quali/quantitativi si innesca un meccanismo che Seyle chiama Sindrome Generale di Adattamento. Le risorse omeostatiche (equilibrio interno) di contenimento non sono più sufficienti e si verificano delle modifiche fisiche e mentali durature. Quindi, nel caso della frattura sopracitata, se il carico è eccessivo o persiste nel tempo si generano una modifica fisica, con un difetto di consolidamento della lesione (ipertrofia del callo osseo), e una modifica mentale, con un atteggiamento inconscio di protezione (antalgico).

Vita Caotica
Photo by José Martín Ramírez C on Unsplash

Approfondimento: Sindrome Generale di Adattamento

Come abbiamo ben capito, alla presentazione dello stressor la prima reazione del corpo è di natura simpatica con liberazione dell’adrenalina. Se lo stimolo persiste si entra nella fase di resistenza con attivazione dell’asse endocrino ipotalamico e rilascio di cortisolo. Quando non sono più sufficienti i meccanismi di compenso (omeostatici) per reagire allo stressor si entra nella fase di esaurimento con un adattamento allostatico. L’allostasi è un bilanciamento delle risorse interne in previsione di nuovi stimoli o variazioni, di cambiamenti futuri. Anche se viene meno la sorgente iniziale di stress il corpo rimane comunque in guardia, pronto ad intervenire in una nuova situazione di emergenza. A questo punto il fattore di stress non è più facilmente identificabile dai nostri recettori e il corpo si trova costantemente in allarme senza poter dissipare la sua carica adrenergica, instaurando un circolo vizioso definito "stress cronico". In tale condizione si ha un consumo extra di glucosio e lipidi rilasciati nel flusso sanguigno creando le basi solide per il diabete, l’ipertensione e altre malattie cardiovascolari.

grafico resistenza stress
Sindrome Generale di Adattamento

Reazione post epidemica

Alla fine della pandemia potremmo subire lo stesso meccanismo appena illustrato, seguendo le fasi elencate:
1. Innesco di una reazione d’allarme: epidemia da corona virus
2. Mancata dissipazione adrenergica: quarantena
3. Sovraccarico allostatico: fase di esaurimento
4. Trasformazione di disfunzioni in patologie: stress cronico
5. Distensione (o depressione): fine quarantena
6. Manifestazione dei sintomi sommersi

Fase 5-6

Con la riduzione del numero di contagiati si ridurrà anche la nostra soglia d’allarme. La fine della quarantena aprirà la strada a una distensione iniziale con liberazione di tutti gli ormoni della felicità. Finito il transitorio effetto inebriante generato dagli ormoni, dovremmo fare i conti con gli strascichi fisici dell’emergenza.

La reazione giusta: L’Osteopatia

Un individuo sano, di norma, presenta in sé degli squilibri fisici o metabolici definiti disfunzioni. Esse vengono fisiologicamente gestite dai meccanismi di equilibrio del corpo. Qualora i meccanismi di equilibrio non fossero sufficienti a causa dello stress cronico, l'Osteopatia può intervenire in maniera efficace e determinante. Attraverso le manipolazioni l'osteopata arresta il processo di involuzione disfunzione-patologia conferendo al corpo un nuovo equilibrio. Alcune tecniche si sono dimostrate particolarmente efficaci nello stimolare il sistema nervoso autonomo, suddiviso in due sistemi sinergici e antagonisti: simpatico (adrenalinico) e parasimpatico. Lo stress ha una componente simpaticotonica e per essere disattivata è necessaria una manipolazione osteopatica di alcune aree del corpo (es. cervicale, osso sacro) volte all’attivazione del parasimpatico, sistema dedicato al recupero bio-psico-fisico del paziente.

Medici, infermieri e operatori sanitari, che più di tutti hanno accumulato stress in questo periodo, avranno bisogno delle attenzioni osteopatiche per liberare l'organismo dal carico eccessivo. Nessuna parola è sufficiente a ringraziarli per quanto fatto nella lotta alla diffusione del Coronavirus.

Riferimenti e Approfondimenti

https://it.wikipedia.org/wiki/Stress
https://it.wikipedia.org/wiki/Allostasi

Emmet D., Nuño V. & Talsma S.P. (2018) "OMT to Address the Physiologic Effects of Stress" in The Journal of the American Osteopathic Association, Vol. 118, e11-e11. doi: 10.7556/jaoa.2018.028

Saracutu, M., Rance, J., Davies, H., & Edwards, D. J. (2018). The effects of osteopathic treatment on psychosocial factors in people with persistent pain: a systematic review. International Journal of Osteopathic Medicine27, 23-33.

 


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