Le tecniche osteopatiche possono essere classificate sulla base dei seguenti elementi caratteristici: 

  • partecipazione del paziente.
  • posizione dell’articolazione disfunzionale in relazione alle sue capacità di movimento.
  • scopi del trattamento.
  • tipi di tecniche.

In particolare la partecipazione del paziente può essere:

  • Passiva: come ad esempio avviene nelle tecniche miofasciali.
  • Attiva: dove il paziente partecipa attraverso la contrazione muscolare e lo sforzo respiratorio.

Per quanto riguarda la posizione dell'articolazione disfunzionale in relazione alle sue capacità di movimento abbiamo:

  • Posizione diretta: quando la posizione di partenza in cui un’articolazione è posta va contro la barriera di restrizione cercando di vincerla direttamente. Lavora sull’agonista.
  • Posizione indiretta: quando l’articolazione va verso la libertà di movimento, cioè verso la disfunzione, in direzione opposta a quella ristretta. Lo scopo è di stimolare le forze intrinseche neurosomatiche per liberare la restrizione del movimento in modo naturale ed indiretto. Lavora sull’antagonista.

Le tecniche osteopatiche sono naturalmente specifche in funzione dell'obiettivo posto dal trattamento. La maggior parte delle tecniche osteopatiche mira a questi scopi:

  • Muscoloscheletrico-posturale: il trattamento è diretto verso una delle componenti del sistema somatico, allo scopo di rimuovere il dolore, attivare il movimento e modificare condizioni anomale nel tessuto. 
  • Circolatorio: lo scopo è di attivare e favorire la circolazione e il sistema cardiovascolare.
  • Respiratorio:
    attivare la respirazione stimolando la mobilità all’interno del sistema somatico (torace, coste, rachide lombare e dorsale, sterno, clavicola);
    promuovere l’espulsione delle secrezioni dal tratto respiratorio, ripulendo l’albero bronchiale;
    aiutare il sistema linfatico a combattere le infezioni.
  • Psicologico: spesso le tecniche osteopatiche sono usate per ridurre lo stress ed affrontare meglio i conflitti psicoemozionali (alcuni esempi sono le tecniche craniali e quelle respiratorie).
  • Bioenergetico: talora le tecniche hanno lo scopo di risvegliare e compensare squilibri energetici.

Tutte le tecniche osteopatiche possono essere infine classificate in:

  • Tecniche strutturali: sono tecniche che riguardano una struttura ben definita ed hanno come scopo quello di migliorare la sua funzione. L’“entità uomo” è formata da: un piano strutturale; un piano biochimico o metabolico; un piano emozionale o mentale. Il piano di elezione di queste tecniche è quello strutturale ed in parte quello biochimico: osso-muscolo-fasce varie (compresi legamenti, capsule, vasi, connettivo, visceri, ecc.).
  • Tecniche funzionali: esse utilizzano la funzione di un tessuto (muscolo, legamento, aponeurosi, fascia) per raggiungere o migliorare una struttura lesionata.