Le tecniche, cosiddette, funzionali utilizzano la funzione di un tessuto (muscolo, legamento, aponeurosi, fascia) per raggiungere o migliorare una struttura lesionata. Esistono varie tipologie di tecniche funzionali che richiedono attività diverse da parte del paziente così come manipolazioni differenti ad opera dell'osteopata.

TECNICHE AD ENERGIA MUSCOLARE DI MITCHELL

Sono tecniche attive, dirette che inducono delle contrazioni muscolari specifiche che variano in funzione dei vari muscoli ed articolazioni interessate. L’articolazione coinvolta è posta verso la barriera di restrizione mentre il paziente spinge nella direzione opposta (libera) disfunzionale per tre-cinque secondi. Dopo aver ripetuto tale manovra tre o quattro volte, il terapeuta termina con uno stretching passivo per recuperare gli ultimi gradi della restrizione.

Possiamo individuare otto tappe:

  • diagnosi strutturale precisa.
  • localizzazione precisa della barriera di restrizione in uno o più piani (F-E/L dx e sx/R dx e sx).
  • applicazione di una forza di opposizione stabile nella manovra della contrazione muscolare.
  • la forza del paziente deve realizzare una contrazione muscolare isometrica e isotonica con: - quantità di forza adeguata - direzione esatta della forza, lontana-opposta alla barriera di restrizione - durata definita dello sforzo muscolare (variabile tra i 3 e i 5 secondi).
  • rilassamento completo dopo ogni contrazione muscolare.
  • dopo questa prima contrazione ed il suo rilassamento, il terapeuta si riposiziona verso una nuova barriera di restrizione.
  • ripetere le manovre ai punti 3, 4, 5, e 6 per tre o cinque volte.
  • ripetere il Test per la diagnosi strutturale per verificare se si è guadagnata mobilità nella barriera di restrizione.

TECNICHE STRAIN-COUNTERSTRAIN DI JONES (CORREZIONE SPONTANEA ATTRAVERSO IL POSIZIONAMENTO)

Si ispirano al lavoro di TRAVELL e SIMONS. Sono estremamente soft. L’obiettivo è quello di alleviare dolori articolari o vertebrali ponendo l’articolazione, passivamente, nella sua posizione di comfort massimo, cioè di tensione miofasciale minimale. Si cercano, inoltre, i Tender Points* nel muscolo, nel legamento o nel tendine; il muscolo coinvolto viene accorciato dalla posizione specifica e, con un dito, si preme sul tender point per spegnerlo. La posizione rimuove il dolore e va mantenuta per 90 secondi. La tecnica è passiva e indiretta. La posizione accorciata riguarda il muscolo che contiene il fuso N.M. irritato da una tensione del suo antagonista. Il riflesso di tensione miofasciale inopportuno viene contrastato applicando una controtrazione miofasciale (azione indiretta).

*con il termine tender point si intende uno specifico punto del corpo umano che, una volta sottoposto a pressione, genera un dolore intenso nel paziente. Tramite la digitopressione su tali punti è possibile diagnosticare diverse patologie o disfunzioni.

FACILITATO RILASCIAMENTO POSIZIONALE

È una tecnica passiva e indiretta, oltre ad essere una tecnica posizionale, come la precedente. La zona di rachide da trattare è posta in una “loose-packed” position, cioè le faccette articolari non sono impegnate. Una forza facilitante, sia di compressione che di torsione, viene aggiunta, per cui l’articolazione o il muscolo vengono posizionati verso la loro facilità di movimento o posizione di accorciamento. Tale posizione è tenuta per 5 secondi per poi ritornare alla posizione di riposo. Questa tecnica può essere usata per trattare tensioni dei tessuti molli o specifiche disfunzioni somatiche articolari.

TECNICHE CRANIALI

Tali tecniche sono orientate a normalizzare o migliorare il movimento delle ossa craniali e ad equilibrare la tensione delle membrane durali. La tipologia di trattamento in questione può essere diretta o indiretta, ma rimane pur sempre una tecnica passiva poiché l’unico sforzo richiesto al paziente è una adeguata respirazione.

Il terapeuta segue il meccanismo respiratorio primario (MRP), un ritmo intrinseco al cranio, cercando di liberare le restrizioni a livello suturale e bilanciare le membrane di tensione reciproca (MTR).

Vanno considerate anche le tecniche di rilasciamento miofasciale di Upledger (medico pioniere nel campo della chirurgia e dell’osteopatia). L’area trattata è posta sia contro la barriera che lontana da essa e viene tenuta finché il terapeuta non avverte un rilasciamento della tensione e della restrizione. Un esempio è dato dalle tecniche di srotolamento, in cui il terapeuta segue il graduale srotolamento della fascia tesa e torta attraverso un’estremità o l’intero corpo.

TECNICHE FUNZIONALI DI JOHNSTON

Queste tecniche sono state sviluppate in America tra gli anni ’40 e ’50 da numerosi studiosi e medici ma si ricordano principalmente i nomi di Bowles e Johnston, i quali approdarono a due concetti completamente nuovi.

Quello che ne risulta è una tecnica osteopatica che è continuamente guidata dalle risposte del corpo e che quindi e basata sull’analisi continua del feedback del paziente durante il trattamento.

Sono manovre dolci, dirette verso il miglioramento del movimento articolare mediante una posizione funzionale ed una mobilizzazione. Sono generalmente indirette e passive, a differenza di quelle analizzate nel paragrafo precedente ed impiegano una forza a bassa velocità per ridurre la tensione tissutale.

Esse utilizzano la funzione di un tessuto (muscolo, legamento, aponeurosi, fascia) per raggiungere o migliorare una struttura lesionata; è fondamentale monitorare costantemente il tessuto manipolato durante la tecnica.

TECNICHE PER IL MOVIMENTO DEI FLUIDI

Tutte le tecniche precedenti hanno un effetto di movimento sui fluidi del corpo. Alcune sono specifiche: drenaggio seni; tecniche di drenaggio linfatico centrale (dotto toracico, cisterna di Pequet) o periferico; tecniche per il drenaggio dell’eccesso di muco dalle vie respiratorie; ed altre.

Percorso