L’Osteopatia non è solo Tecnica o Test o Terapia: è soprattutto una filosofia. La filosofia osteopatica, con i suoi principi, si applica non solo al trattamento manipolativo ma anche alla chirurgia, all’ostetricia, alla medicina interna e a molte altre aree della medicina tradizionale. Infatti, i principi osteopatici permeano tutti gli aspetti del mantenimento della salute, del trattamento e della prevenzione della malattia. Una Filosofia si può definire come “il chiedersi della natura delle cose, basandosi su ragionamenti logici piuttosto che su metodi empirici”. Un Principio si può definire come “una regola o una legge riguardante il funzionamento dei fenomeni naturali o dei processi meccanici”. A differenza della filosofia, queste regole e leggi possono essere provate da esperimenti ed analisi scientifiche. I punti che seguono vanno considerati come filosofie piuttosto che principi poiché essi sono basati su ragionamenti logici piuttosto che sperimentali. La medicina osteopatica si orienta verso una entità, il malato (più che verso il “sintomo”), che presenta un insieme di fenomeni complessi che coinvolgono tutte le parti del corpo ed in varia misura. E’ una medicina olistica che ha alla sua base un grande supporto anatomo-fisio-patologico.

L’unità del corpo: l’organismo funziona come un’entità dinamica e indivisibile. Nel corpo umano esistono molte vie di trasmissione e collegamento tra le parti che lo rendono un “unicum” funzionalmente indivisibile: le vie dei fluidi linfatici ed artero-venosi, le vie delle fasce, del sistema nervoso, ecc. Tutto concorre a rendere l’insieme utile e coerente. Per rendere più completa l’unità, infine, si deve includere nel sistema biologico l’aspetto psicoemozionale. Un trauma psichico ha una ripercussione sul campo fisico e viceversa. La fascia è la struttura ubiquitaria che riunisce tutte le parti del corpo, rivestendo muscoli e organi. E’ un meccanismo semifluido di profondo significato funzionale. L’uomo è un tutt’uno di mente-corpo-spirito e come tale l’osserva il vero osteopata.

PRINCIPI FONDAMENTALI

Quattro sono i principi dell’osteopatia descritti da Still:

  • Il corpo è un’unità
  • La struttura regola le funzioni
  • Il ruolo dell’arteria è primario
  • Il corpo possiede meccanismi autoregolatori e auto-curativi

Il corpo è un’unità. Come metodologia olistica (dal greco olos = tutto) l'osteopatia considera l'individuo nella sua globalità: ogni parte costituente la persona (psiche inclusa) è dipendente dalle altre e il corretto funzionamento di ognuna assicura quello dell'intera struttura, dunque, l'equilibrio psicofisico e il benessere.

Relazione tra struttura e funzione. Il Dr. Still concluse che l’osteopatia poteva riassumersi in un’unica frase “la struttura governa la funzione”. La perfezione di ogni funzione è legata alla perfezione della struttura portante, se tale equilibrio è alterato ci si trova di fronte a una disfunzione osteopatica, caratterizzata da una zona corporea in cui è andata persa la corretta mobilità. L’organismo reagirà a tale disequilibrio creando delle zone di compenso e di adattamenti corporei non favorevoli al benessere generale dell’organismo.

Il ruolo dell’arteria è primario. Il movimento dei fluidi corporei è essenziale per il mantenimento della salute. Non si ha a che fare solo con il flusso arterioso ma con tutti i fluidi corporei incluso quello arterioso. È attraverso questi sistemi di fluidi che vengono mediati i processi fisiologici, compresa l’immunità, la nutrizione e la disintossicazione ognuno dei quali è essenziale per il mantenimento della salute.

Il corpo possiede meccanismi autoregolatori e auto-curativi. Il corpo lavora sempre nella direzione dell'omeostasi e possiede meccanismi per controllare la funzione corporea attraverso la mediazione ormonale e nervosa. L'integrazione di questi sistemi permette al corpo di raggiungere uno stato di equilibrio. Tuttavia, se si presenta una disfunzione, il corpo deve lavorare duramente per mantenere il proprio equilibrio, e quindi, a seconda del carico e dell'intesità della disfunzione stessa, esso mette in atto dei meccaniscmi di difesa e di compenso. Tale capacità è dovuta al fatto che il corpo lavora come un sistema tensegritivo, ovvero come l'intrinseca capacità di una struttura di autostabilizzarsi una volta che le forze opposte siano state rimosse.

RELAZIONE STRUTTURA-FUNZIONE

Relazione struttura funzione
Relazione struttura funzione

Le varie funzioni dell’organismo possono realizzarsi solo se l’organo o la struttura che lo governa è in perfette condizioni. Un polmone o un rene atrofizzato non possono assicurare le funzioni di ossigenazione e filtrazione.Quando un muscolo o un tendine hanno subito una fibrosi, non hanno più la mobilità richiesta. Se gli aminoacidi di un enzima proteico non sono posti in un certo ordine, la proteina non funziona poiché la funzione non dipende dal singolo aminoacido ma dalla loro giusta successione. L’originalità del concetto osteopatico consiste nell’aver capito che la struttura influenza la funzione, non solo localmente ma anche a distanza. Molte disfunzioni sono situate lontano dalla causa strutturale. I legami che uniscono la struttura e la funzione sono sempre:

  • Il legame meccanico (muscoli, fasce, tendini, legamenti, ossa, ecc.)
  • Il legame neurologico
  • Il legame fluidico (sistema linfatico, artero-venoso, liquor)

Sono queste le vie che “esportano” le turbe funzionali altrove. Per esempio, una spalla dolorosa e limitata potrebbe ritrovare la sua origine in un’alterazione strutturale lontana di una articolazione sacro-iliaca. In tal caso, il vettore di trasmissione può essere meccanico, materializzato da una catena articolare o muscolo-fasciale (gruppo fasce-muscolo-tendine del m. grande dorsale). Questo tessuto connettivo ha funzione di sostegno, protezione e ammortizzamento da un lato, dall’altro assicura la continuità di un movimento o di un ritmo. Altre volte avviene il contrario: una funzione perturbata, a lungo andare, altera una struttura. Esempio: una disfunzione biliare può provocare dolore alla spalla dx. Se essa non è curata, il dolore alla spalla può provocare serie limitazioni funzionali, divenendo una “pseudo-periartrite della spalla”. Il fenomeno si spiega con i riflessi viscero-cutanei o cutaneo-viscerali e con la metamerizzazione neurologica del corpo.

Il corpo possiede in sé il potenziale di autoguarigione, di autoregolazione e di autodifesa

Il corpo cerca di rispettare sempre il concetto di omeostasi, cioè l’equilibrio delle varie funzioni organiche e psichiche, riarmonizzando le parti che lo compongono e attivando svariati meccanismi di azione e protezione (sistema immunitario, meccanismi neurologici riflessi, sistemi neurormonali, ecc.). Quando l’attivazione di questi meccanismi omeostatici è risultata solo parzialmente efficace o è stata superata, il potenziale di autoguarigione dell’organismo cerca di ripristinare l’equilibrio e restituire la guarigione. Questo potere non sempre è sufficiente per cui il corpo deve integrare in sé la patologia cercando di adattarsi (può, per esempio, ipersviluppare un rene per compensare l’atrofia dell’altro).

Il corpo reagisce alla variazione dell’omeostasi con due possibilità:

  • autoguarigione (tensioni tissutali di autocorrezione efficaci)
  • adattamento (tensioni tissutali di adattamento, non guarigione vera ma assicurazione delle funzioni essenziali come la mobilità e l’equilibrio)

La nostra azione terapeutica manuale non fa altro che attivare le risorse autoguaritrici, non aggiunge né toglie alcunché. Essa fornisce all’organismo un’indicazione di trattamento, eliminando gli ostacoli che impediscono ad esso di portare a compimento i propri sforzi di autoguarigione.

Quando la normale adattabilità è alterata, o quando i cambiamenti ambientali superano le capacità omeostatiche del corpo, la malattia può comparire

Un trattamento razionale è basato sui principi suddetti: anche se l’osteopatia tradizionale di Still non prevedeva altri interventi che non fossero manuali, oggi essa non può e non deve ignorare il confronto e l’integrazione con le altre discipline mediche per non perdere le sue basiscientifiche e la sua concettualità di medicina olistica.

Il movimento dei fluidi del corpo è essenziale al mantenimento della salute: Il ruolo del lavoro osteopatico è di risolvere le disfunzioni somatiche e/o viscerali e/o craniali per far sì che fluidi e ossigeno possano giungere correttamente ai tessuti, che ci sia decongestione veno-linfatica, che torace e cranio “respirino” correttamente, che il liquido interstiziale fluisca liberamente tra le cellule.

Sistema linfatico
Sistema linfatico

Il sistema nervoso gioca un ruolo cruciale nel controllare il corpo: Parliamo del Sistema Nervoso Centrale, di quello periferico sensitivo-motore e, soprattutto, di quello autonomo che controlla tutti i vasi ed il loro flusso, nonché le funzioni viscerali.

Ci sono componenti somatiche della malattia che non sono solo manifestazioni di essa ma anche fattori che contribuiscono al mantenimento dello stato di malattia: La componente somatica del processo morboso può essere causata da un fattore fisico diretto (un trauma) o può rappresentare la risposta viscerale alla patologia. Nella patologia viscerale addominale, per esempio un’appendicite acuta o una peritonite, si può osservare spasmo o difesa della parete muscolare addominale (per riflessi viscero-miocutanei). Altri effetti muscoloscheletrici possono svilupparsi nella regione spinale metamericamente relativa, creando ulteriori disfunzioni osteopatiche somatiche che mantengono parte dello stato di malattia. Queste componenti somatiche della malattia viscerale danno una migliore definizione diagnostica. Il meccanismo alla base di queste risposte somatiche, nel corso di problematiche viscerali, è un riflesso viscero-somatico integrato segmentariamente. E’ il Sistema Nervoso. che connette visceri e soma. Spesso, la malattia è uno squilibrio tra sistema neuromuscolare e sistemi viscerali.

L'encefalo
L'encefalo

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