Studio Olmo - Trattamenti e approcci Osteopatici

Quali trattamenti?

Osteopatia

“Ogni cosa che puoi immaginare,
la natura l’ha giá creata”
Albert Einstein

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Studio Olmo - Studio Olmo - Tecniche Funzionali, trattamenti e approcci
 

L’approccio strutturale dell’osteopatia concentra il proprio intervento su una struttura ben definita del corpo umano ed ha come scopo quello di migliorarne la funzione. Sono varie le tecniche che rientrano nell’approccio strutturale ma, per brevità, ne illustreremo solo alcune.

General Osteopathic Treatment

Anche detto Lavoro Miotensivo passivo, è una tecnica globale che lavora sui tessuti molli del corpo, principalmente muscoli e fasce, con scivolamenti, trazioni e manipolazioni lente e prolungate, abbastanza profonde da ammorbidire e rilassare i tessuti tesi, contratti e fibrotici. Queste manipolazioni stiranti sono prevalentemente passive; possono essere dirette o indirette, a seconda che lavorino sull’agonista o sull’antagonista. Al lavoro miofasciale si associa, nello stesso trattamento, il lavoro tensivo o miotensivo passivo con il quale attiviamo lo streatching dei vari muscoli, utilizzando tutte le leve. Questo tipo di lavoro è stato messo a punto da Little John e Rollin Becker. Il G.O.T. può fungere da terapia a sé stante, da preparazione per una manipolazione articolare o può succedere alla manipolazione articolare stessa.

Manipolazioni

Per correggere una disfunzione somatica è possibile ricorrere a due tipologie diverse di manipolazione:

  • quella diretta, che utilizza l'elemento in lesione articolare (è la classica manipolazione chiropratica).
  • quella indiretta, che utilizza l'elemento strutturale, sovrastante o sottostante la disfunzione, e utilizza il muscolo per coinvolgere la struttura.

Ma cos’è una manipolazione? “La manipolazione è l’applicazione sull’organismo di una forza manuale ben determinata e diretta in modo specifico per migliorare la mobilità nelle regioni dove si è verificata una sua riduzione nelle articolazioni, nei tessuti connettivi o nei muscoli” (Irvin Korr, 2010). Le manipolazioni si differenziano per la velocità di esecuzione e per l’ampiezza del movimento eseguito.

Manipolazione a leva lunga, bassa velocità ed alta altezza

L’Osteopata applica una forza diretta sulla vertebra, sia sull’apofisi spinosa, sia su una delle trasverse; l’altra componente della forza si trova lontano dall’articolazione interessata. Il torace (attraverso le spalle) e il bacino (attraverso la coxo-femorale) vengono utilizzati come leve lontane dalla restrizione da trattare. La forza è impressa dolcemente, a bassa velocità. Possiamo esercitare la stessa manipolazione a bassa velocità e grande ampiezza in modo indiretto utilizzando la vertebra soprastante, o sottostante, a quella in disfunzione. In questo modo la forza e il movimento correttivo sono impressi in direzione opposta all’articolazione bloccata, cioè verso la disfunzione.

Manipolazione a leva corta, bassa velocità e bassa ampiezza

È una tecnica di decoaptazione articolare specifica, anche detta tecnica articolatoria. L’articolazione coinvolta viene gentilmente guidata attraverso il pieno arco di movimento ed incoraggiata a muoversi oltre le sue restrizioni al movimento.

Manipolazione a leva corta, alta velocità e bassa ampiezza

È detta anche tecnica THRUST. La forza è applicata rapidamente e la distanza utilizzata è molto piccola. L’articolazione viene portata contro la barriera di restrizione e, dopo accurato posizionamento che assicuri solo la sua mobilizzazione, viene applicata una forza-impulso delicata, ma decisa e veloce, per rimuovere il blocco articolare. È importante, prima di applicare la tecnica, ottenere un buon rilassamento dei tessuti molli (miofasciale e miotensivo) affinché la manovra sia indolore e il thrust sia ottenuto con la minore forza possibile.

Manipolazione a leva lunga, alta velocità

Anche detta LIFT rachideo dorso-lombare, viene eseguita sempre in maniera assiale in rapporto al rachide nella sua totalità. Essa mira a produrre uno scollamento delle superfici articolari, una loro decoaptazione (utile nelle lesioni da impatto sacro-coccigeo).

Toggel

E’ una tecnica ad altissima velocità che utilizza il rimbalzo della manipolazione per correggere la lesione. Viene utilizzata soprattutto sulle articolazioni O-A e sul sacro.

 

Sebbene diversi autori nel corso degli anni abbiano dato una propria definizione, in ciascuna di esse è presente un concetto fondamentale che può essere così riassunto: l’osteopatia viscerale è quella branca della Medicina Osteopatica che studia la relazione tra gli organi interni (apparato cardio-respiratorio, digerente, urogenitale) e il sistema muscolo-scheletrico.

Gli organi e i visceri, all’interno del corpo umano, occupano una specifica posizione che consente loro di svolgere al meglio la funzione alla quale sono preposti. La distribuzione degli organi all’interno del corpo, la loro posizione, il loro orientamento nello spazio, il volume, la composizione, il contatto con altri organi vicini e la giusta lubrificazione sono fondamentali per il corretto funzionamento e, naturalmente, per mantenere lo stato di salute di tutto l’organismo.

Le perturbazioni interne o esterne, però, possono comportare una variazione di volume, densità, forma, posizione e movimento degli organi e dei visceri, che va sotto il nome di lesione osteopatica viscerale. Mediante diverse procedure di palpazione è possibile identificare e riconoscere queste lesioni (Glenard & Stapfer).

Uno degli studiosi che, più di altri, in questi ultimi vent’anni ha rivisto il concetto di Osteopatia viscerale è il francese Jean Pierre Barral. Egli, dopo aver esplorato la manipolazione dello stomaco con numerosi pazienti, e aver registrato, assieme al radiologo Sergè Cohen, i cambiamenti di posizione, di movimento, di scambio di fluidi e di evacuazione che si verificavano nei pazienti sottoposti a manipolazioni, verificò l’esistenza di un effettivo collegamento tra la manipolazione viscerale e il benessere del sistema muscolo scheletrico, giungendo, infine, a definire le tecniche di manipolazione viscerale.

Con questo approccio, però, non è l’organo in sé ad essere trattato, ma tutto quello che circonda l’organo stesso, tenendo sempre presente il ritmo con cui ogni esso funziona e si muove all’interno dell’apparato considerato. In condizioni di equilibrio ciascun organo e viscere compie un movimento ritmico indotto (passivo) che permette l’omeostasi e la salute del sistema. Tale movimento tiene conto di due elementi: mobilità e motilità. La mobilità rappresenta il movimento più ampio ed è condizionata dalla pressione interna all’organismo, dalla tensione dei diaframmi e dalla tensione tra legamenti ed organi. La motilità rappresenta l’attività intrinseca dell’organo ed è influenzata da due movimenti: l’espirazione, che attrae l’organo verso l’asse mediano del corpo, e l’inspirazione, che lo allontana.

L’osteopatia viscerale interviene proprio con l’obiettivo di ripristinare il corretto movimento e l’equilibrio degli organi interni, riconducendo l’individuo ad uno stato di salute ottimale. Occorre inoltre considerare che l’entità funzionale umana dovrà far fronte a tre grandi forme di aggressione:

  • Diretta: cadute, colpi, sforzi, microtraumi.
  • Igiene vitale: squilibrio nutrizionale, squilibrio delle alternanze lavoro-riposo, sostanze chimiche ed altri
  • Psicologica: shocks morali ed affettivi.

Questi traumatismi, in funzione della loro intensità, della loro frequenza e durata potranno lasciare un’impronta reversibile o meno. Tale impronta non sarà obbligatoriamente oggettivata da un sintomo, ecco perché l’Osteopatia non può in nessun caso adottare un ragionamento sintomatico ma deve cercare di comprendere la “Patogenesi Osteopatica” che obbliga l’organismo a squilibrarsi, vale a dire ad esprimersi.

 

L’osteopatia craniale si definisce tale poiché agisce sulla struttura e sul liquido che circonda il sistema nervoso centrale, sfruttando la mobilità e motilità cranica. Attraverso particolari abilità e specifiche tecniche osteopatiche è possibile sentire il movimento ritmico presente in tutti i tessuti del corpo, appena percettibile, chiamato movimento involontario. Anche il cranio, composto da 26 ossa unite tra loro, grazie alla sua mobilità, può realmente adattarsi al movimento involontario del cervello che protegge al suo interno. Il termine "osteopatia craniale" risulterebbe improprio qualora fosse considerato uno specifico trattamento a sé stante; bisogna infatti ricordare che l'osteopatia è una scienza olistica che considera l'essere umano nella sua globalità, e che pertanto non esistono specialità osteopatiche.

Le origini

La teoria del Bilanciamento Cranio-sacrale è dovuta al geniale lavoro di William Garner Sutherland (1873-1954), studente di osteopatia nella California, il quale, in seguito a numerosi studi sui propri pazienti , concluse che "come le branchie del pesce, le ossa temporali si aprono e si chiudono favorendo così un atto respiratorio del cervello". Costruì, così, un cappello didattico a scopo di studio, modificando un pallone di football americano e aggiungendovi viti, molle e cinghie di ogni genere: tutto era atto a studiare le singole ossa craniche e i loro movimenti. Un giorno fermò saldamente tutte le ossa del cranio e si rese conto che l'osso sacro si muoveva tantissimo. Questa era la conferma che i movimenti percepiti chiaramente sul cranio avevano una stretta correlazione con l'osso sacro. Si dice che durante le intense giornate di lavoro, uscendo dallo studio per ricevere il paziente successivo, dimenticasse lo strano cappello in testa suscitando lo sgomento dei presenti. Nonostante un difficile inizio, all’insegna delle critiche del mondo scientifico, le teorie espresse dal grande genio scozzese vennero lentamente accettate e riconosciute da tutte le scuole di osteopatia. Va ricordato che, ancora oggi, la medicina moderna rigetta in toto la teoria secondo la quale le ossa del cranio, una volta raggiunta l'età adulta, possano continuare a muoversi, anche minimamente. Al di là di tutto ciò, William Sutherland è stato un grande pioniere con una straordinaria capacità di percezione e visualizzazione; attento e sensibile osservatore dei fenomeni naturali, nel tentativo di aiutare il prossimo a prendersi cura della propria salute.

Diffusione dell'approccio cranio-sacrale

ANegli anni ’70 alcuni osteopati americani, tra cui il dottor John Uppledger, sentirono l'esigenza di estendere gli insegnamenti dell'ambito osteopatico ad altre categorie di professionisti, quali fisioterapisti, infermieri, ostetriche e anche alle madri. Essi, infatti, ritenevano fondamentale trasmettere la conoscenza manipolativa a chiunque avesse il compito di migliorare la salute altrui, madri comprese. Nell’accudimento dei bambini, infatti, l'amore materno è fondamentale e l'arte del tocco gioca un ruolo chiave nella comprensione dei loro veri bisogni.

In questo video, girato all’interno dello Studio OL.M.O., si evidenzia molto bene il cambiamento del ritmo respiratorio. In realtà, nel trattamento craniale, ciò che si modifica è il meccanismo di respirazione primaria (MRP) con l’obiettivo di modulare il sistema nervoso vegetativo.

Cosa cura l'osteopatia craniale?

Fin dalla sua invenzione, l’approccio craniale non è stato ben visto negli ambienti medici, osteopatici e scientifici, subendo continui rifiuti e confutazioni. Tuttavia, tali tecniche manuali, non invasive, sono in grado di alleviare efficacemente tensioni, traumi e stress fisici che possono ostruire o interrompere il movimento cranico. Queste ostruzioni, se non adeguatamente trattate, possono causare problemi al cranio, all’osso sacro e ad altri apparati. Con l’approccio craniale, Lo studio OLMO può ristabilire il benessere generale, strutturale ed emozionale, sia al cranio che all'intero organismo.

Il metodo dolce e naturale risulta adatto a tutte le età, dai neonati agli anziani, per curare o anche solo generare sollievo ai seguenti disturbi: emicrania; dolore cronico al collo e alla schiena; problemi motori e di coordinazione; coliche; autismo; disturbi specifici dell’apprendimento, disordini al sistema nervoso centrale; problemi ortopedici; trauma cranico e danni alla colonna vertebrale; disordini infantili; disabilità linguistiche; affaticamento cronico; difficoltà digestive; stress e problemi relazionali; disordini del tessuto connettivo; problemi temporo-mandibolari; disordini neurovascolari; stress post-trauma; disfunzioni post-operatorie e post-gravidanza.

 
Nascita

Verso la fine degli anni ‘70 un osteopata americano, J.E. Upledger, dopo numerose ricerche ideò un particolare approccio osteopatico a cui diede il nome di rilassamento somato emozionale. Secondo Upledger, ogni trauma psichico o fisico viene assorbito da specifiche aree del corpo, nelle quali viene poi trattenuto grazie alla capacità di memorizzazione intrinseca che posseggono tutti i tessuti; tali tessuti di conseguenza esprimeranno un insieme di sintomi tra cui, molto spesso, il dolore.

Attraverso il processo del rilassamento somato-emozionale, è possibile intervenire su questi tessuti tramite opportune induzioni tattili supportate a volte da induzioni verbali, liberandoli dalle ritenzioni emotive in essi contenuti.

Nel momento in cui avviene questa liberazione si ottiene un forte rilassamento tissutale e la comparsa di ricordi dettagliati dell’evento traumatico, dando così la possibilità al soggetto di metabolizzarlo coscientemente.

Per Upledger il rilassamento somato-emozionale è una metodica in continua evoluzione grazie alle nuove conoscenze acquisite giorno dopo giorno dagli operatori. Infatti, osteopati di tutto il mondo che utilizzano e hanno utilizzato questo approccio, lo hanno arricchito con le loro conoscenze, dando vita a svariate metodiche che oggi vengono classificate sotto il nome di Osteopatia Somato Emozionale. Questo approccio fa parte della Terapia Cranio Sacrale ed agisce sulle restrizioni che possono avere origini emotive.

Nella pratica

Durante la terapia somato-emozionale il terapista localizza nodi con contenuti emotivi e, tramite il solo movimento, il dialogo terapeutico, le immagini terapeutiche, accompagna il cliente nell'affrontare emozioni o traumi che si rivelano dall'inconscio. Il contatto fisico e la percezione del ritmo craniosacrale danno un riscontro immediato su come il cliente stia affrontando l'emozione e forniscono indicazioni sull'avvenuto rilascio o sui limiti e capacità del cliente a proseguire più a fondo. Si tratta insomma di un accompagnamento sulla strada della risoluzione, con grande presenza personale del terapista, di situazioni non elaborate e conservate nell'inconscio e nel corpo.

La terapia somato-emozionale viene applicata ogni qualvolta il terapista localizza una contrazione, o nodo strutturale, che possiede un contenuto emotivo. Un nodo emotivo si instaura dopo l'insorgenza di eventi traumatici che possono verificarsi nella primissima infanzia (alcune volte anche nel periodo intrauterino) o eventi traumatici più recenti. Per eventi traumatici vengono intesi tutti gli interventi sulla sfera emotiva che, per via della loro rapidità di insorgenza o per la loro grande mole traumatica, l’individuo non ha saputo elaborare nel modo adatto oppure sono stati repressi dalla mente conscia e depositati nell'incoscio. Questi nodi possono, dopo qualche tempo, provocare schemi comportamentali e convinzioni basilari inadatte. Inoltre. i nodi sono strettamente connessi all'insorgenza di dolori cronici, sulle linee di tensioni provocati da essi, e a posture che favoriscono l'insorgenza di ulteriori dolori dati da contrazioni muscolari di regioni anche lontane dai nodi.

Di seguito riportati alcuni sintomi collegati a condizioni traumatiche represse:

  • Dolori cronici del collo (cervicale) e della schiena.
  • Problemi dovuti allo stress e alla tensione.
  • Disturbi da stress post-traumatico.
  • Disturbi di coordinazione motorie.
  • Emicrania e mal di testa cronico.
  • Disturbi del sistema nervoso.
  • Difficoltà di apprendimento.
  • Stanchezza cronica.
  • Difficoltà emotive.
 

LAltre volte l’osteopatia si avvale di un approccio, definito funzionale, basato sull’utilizzo delle funzioni di un tessuto (muscolo, legamento, aponeurosi, fascia) per raggiungere una struttura lesionata e migliorarne la funzionalità. Seguendo questo approccio, lo studio OLMO si avvale di tecniche funzionali differenti considerando le condizioni di ogni paziente e valutando come intervenire per ottenere il risultato migliore.

Tecniche energia muscolare di Mitchell

Sono tecniche attive e dirette che inducono contrazioni muscolari specifiche che variano in funzione di muscoli ed articolazioni interessate. Le fasi per la realizzazione di tale trattamento sono otto ma, per brevità, basti sapere che: dopo la diagnosi strutturale e la localizzazione precisa del problema, l’articolazione coinvolta è posta verso la barriera di restrizione mentre il paziente spinge nella direzione opposta; dopo aver ripetuto tale manovra tre o quattro volte, il terapeuta termina con uno stretching passivo per recuperare gli ultimi gradi della restrizione ed esegue nuovamente il test per la diagnosi strutturale.

Tecniche Strain-Counterstrain di Jones

Ispirate al lavoro di Travell e Simons, queste tecniche sono estremamente soft ed hanno l’obiettivo di alleviare dolori articolari o vertebrali ponendo l’articolazione, passivamente, nella sua posizione di comfort massimo. Dopo aver individuato, tramite digitopressione, i Tender Points, ossia i punti del corpo che generano il dolore più intenso e che permettono di diagnosticare patologie o disfunzioni, il muscolo coinvolto viene accorciato dalla posizione specifica e si procede allo spegnimento del tinder point in questione. La posizione rimuove il dolore e va mantenuta per 90 secondi. La tecnica è passiva e indiretta, per questo è anche detta correzione spontanea attraverso posizionamento. Il riflesso di tensione miofasciale inopportuno viene contrastato applicando una controtrazione miofasciale (azione indiretta).

Rilascio posizionale facilitato

È una tecnica posizionale, passiva e indiretta, come la precedente ma può essere usata anche per trattare tensioni dei tessuti molli o specifiche disfunzioni somatiche articolari. La zona di rachide da trattare è posta in una loose-packed position, cioè le faccette articolari non sono impegnate. Aggiungendo una forza facilitante, di compressione e di torsione, l’articolazione o il muscolo vengono posizionati verso la loro facilità di movimento o posizione di accorciamento. Tale posizione è tenuta per 5 secondi per poi ritornare alla posizione di riposo.

Tecniche craniali

Tali tecniche sono orientate a normalizzare o migliorare il movimento delle ossa craniali e ad equilibrare la tensione delle membrane durali. La tipologia di trattamento in questione può essere diretta o indiretta, ma rimane pur sempre una tecnica passiva poiché l’unico sforzo richiesto al paziente è una adeguata respirazione. Il terapeuta segue il meccanismo respiratorio primario (MRP), un ritmo intrinseco al cranio, cercando di liberare le restrizioni a livello suturale e bilanciare le membrane di tensione reciproca (MTR).

Tecniche funzionali di Johnston

Sviluppate in America tra gli anni ’40 e ’50 da numerosi medici, tra cui Bowles e Johnston, esse rappresentano tecniche osteopatiche guidate dalle risposte del corpo e basate sull’analisi continua del feedback del paziente durante il trattamento. Dunque il procedimento non è mai lo stesso, ma si evolve e si modifica in base ad ogni paziente. Sono manovre dolci, dirette verso il miglioramento del movimento articolare mediante una posizione funzionale ed una mobilizzazione. Sono generalmente indirette e passive ed impiegano una forza a bassa velocità per ridurre la tensione tissutale. È fondamentale monitorare costantemente il tessuto manipolato durante la tecnica.

Tecniche per il movimento dei fluidi

Tutte le tecniche precedenti hanno un effetto di movimento sui fluidi del corpo. Alcune sono specifiche: drenaggio seni; tecniche di drenaggio linfatico centrale (dotto toracico, cisterna di Pequet) o periferico; tecniche per il drenaggio dell’eccesso di muco dalle vie respiratorie; ed altre.

 

Con il termine postura si intende la posizione del corpo nello spazio e la conseguente relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere suddivisa in 3 macro sezioni, comprendenti al loro interno ulteriori suddivisioni: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale). La corretta postura può definirsi sinteticamente come la deformazione coerente della gravità, in altre parole la corretta postura altro non è che la posizione più idonea del nostro corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico possibile, sia in deambulazione che in stazionamento; ad essa vengono a concorrere vari fattori (neurofisiologici, biomeccanici, emotivi, psicologici e relazionali).

L’habitat dell’essere umano nei paesi maggiormente sviluppati è, al giorno d’oggi, costituito da un terreno piano, ossia la superficie sulla quale si sviluppa l'antigravitarietà posturale. La postura stessa è inquinata dal terreno piano e per conseguenza si rendono necessarie interfacce uomo/ambiente che consentano il riposizionamento spaziale corporeo con le caratteristiche di correttezza antigravitaria.

Spazialità, antigravità ed equilibrio

Importanti sono i concetti di spazialità, antigravità ed equilibrio che derivano da questa definizione. Il concetto di spazialità è immediatamente successivo a quello di postura; infatti la postura altro non è che il rapporto del corpo nei tre assi dello spazio. Per quanto riguarda l'equilibrio esso va definito come il miglior rapporto tra il soggetto e l'ambiente circostante; ne deriva che il corpo, sia in statica che in dinamica, assume un equilibrio ottimale a seconda degli stimoli ambientali che riceve e del programma motorio che adotta.

Cause ed evoluzioni della postura

La postura di un individuo è frutto del vissuto della persona stessa nell'ambiente in cui vive, determinato anche da stress, da traumi fisici ed emotivi, da posture professionali scorrette ripetute e mantenute nel tempo, dalla respirazione scorretta, da eventuali squilibri biochimici derivati da una scorretta alimentazione, e da vari altri fattori che bisogna analizzare nello specifico di ogni caso. Da quanto detto si evince che la postura dell'uomo è in costante e progressiva modificazione.

I fattori precedentemente elencati incidono a livello muscolare determinando un aumento dello stato di contrazione che si aggiunge al tono basale preesistente. Questo permanente stato di eccitazione con il passare del tempo crea stati di accorciamento muscolare permanente, tecnicamente definiti retrazione muscolare. La retrazione muscolare è reversibile solo attraverso tecniche di fibrolisi del tessuto connettivale che avvolge i muscoli e con applicazioni di stretching globale attivo. Gli effetti di una postura inquinata e quindi della retrazione muscolare si manifestano a livello articolare sotto forma di compressione, rotazione assiale e traslazione, determinando modificazioni della struttura scheletrica (scoliosi, iperlordosi, ipercifosi, valgismo e varismo delle ginocchia, ecc.) e possono evolvere in disordini posturali importanti fino a vere e proprie patologie.

Strumenti e tecniche d'analisi

La postura umana attualmente viene misurata con vari strumenti ed in vari modi. Ricordiamo le pedane baropodometriche, stabilometriche, i sistemi di rilevamento fotografico e gli scanner di vario tipo. La Gait analysis consente di vedere su un computer l’andatura di una persona e studiarla. Il metodo biomeccanico antropometrico ergonomico (B.A.E.) consente di misurare il comportamento del baricentro corporeo sia in stazionamento che in deambulazione e fornisce indici di miglioramento ergonomico

 

Il taping è un tipo di cerotto con funzioni curative per gli infortuni muscolari, che si applica direttamente sul muscolo. In molte competizioni sportive è utilizzato dagli atleti, dalle più varie colorazioni e dimensioni a seconda del tipo di fastidio. Recentemente si è iniziato ad usare questo tipo di cerotto anche in ambito fisioterapico, ad esempio viene usato il taping per fastidi muscolari o tendiniti. Questi cerotti vengono applicati nella zona interessata in modo da risultare in tensione, la forza elastica sviluppata da questi attiva i recettori, con una risposta vasodilatatoria e diminuzione del dolore dopo qualche giorno.

Il Taping (da tape, o nastro in italiano) Neuromuscolare è una tecnica correttiva, meccanica e sensoriale, che favorisce una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area da trattare. questa tecnica si basa su un concetto terapeutico che agevola i gesti tecnici. A differenza del bendaggio convenzionale, che ha come scopo la limitazione del movimento dei muscoli o delle articolazioni, la stimolazione Taping Neuromuscolare si basa infatti su una filosofia totalmente differente, che si propone di permettere totale libertà di movimento, facilitando il processo naturale di guarigione in tantissime patologie. È l'ideale nella cura di muscoli, nervi e organi in situazioni post-traumatiche, in fisioterapia o anche semplicemente per migliorare il rendimento sportivo. I muscoli sono trattati con un nastro elastico (le famose “strisce colorate”), non farmacologico, che non rilascia cioè sostanze chimiche ma permette una più facile contrazione muscolare e un più ampio movimento articolare, attivando così le difese corporee per diminuire i tempi di guarigione.

L'ideazione del Taping: Kenzo Kase

Kenzo Kase D.C. ideò questo nastro nel 1970 scoprendo che applicando un supporto esterno si poteva modificare il tono muscolare a seconda delle esigenze che potevano servire; esso fu utilizzato con successo per gli sportivi, nei traumi e per migliorare prestazioni muscolari. Questo metodo fu chiamato Kinesiotaping e ben presto fu diffuso in tutto il mondo. Ogni operatore delle medicine olistiche ed in base alla propria esperienza ha dato a questo metodo applicazioni sempre diverse, adattandolo alla propria disciplina e mutandone anche il nome. Quindi oggi, il kinesiotaping viene applicato con criteri diversi nelle diverse tecniche olistiche ampliando le possibilità del metodo iniziale di Kenzo.

Taping in ambito osteopatico: Osteotaping!

L'applicazione del Kinesiotaping in medicina osteopatica prende il nome di OsteoTaping, sfruttando tutte le conoscenze dell'osteopatia fuse con il metodo di Kenzo. L’osteotaping permette all’osteopata di fissare nel tempo le correzioni strutturali e viscerali, ciò significa che dopo aver effettuato una correzione manipolativa si può applicare un nastro con particolari caratteristiche il quale consente che l’informazione neuro-somatica data dall’atto manipolativo possa perdurare 24 ore su 24 fino a che il paziente non incontri nuovamente l’osteopata. Dopo aver corretto una disfunzione somatica, a volte può accadere che essa si ripresenti nell’arco di un breve periodo, oppure che gli stessi pazienti si ripresentino dopo qualche mese con i disturbi iniziali. E’ ben noto, che una disfunzione possa avere una eziogenesi multifattoriale (traumi mal curati, sport non praticato correttamente etc.) e la ripetitività dei fattori perturbativi, alterano l’equilibrio dinamico del nostro corpo, cronicizzando nel tempo la disfunzione osteopatica. Non sempre il paziente riesce a modificare le cattive abitudini quotidiane, quali una non corretta igiene alimentare o un elevato numero di ore di lavoro non compensate da un giusto risposo; tutto questo fissa ancor più nel tempo le problematiche interferendo costantemente con le nostre correzioni e sminuendone il potenziale. Il contributo dell’OsteoTaping è di sostenere nel tempo lo stimolo dato dalla correzione osteopatica, consentendo un ripristino duraturo del sistema di autoregolazione organica.

L’ OsteoTaping è uno strumento nelle mani dell’osteopata che permette di:

  • Stimolare i processi di autoguarigione dell'organismo;
  • Migliorare l'ambiente biologico dei tessuti;
  • Promuovere la circolazione linfatica;
  • Favorire la riparazione dei tessuti;
  • Fissare nel tempo le correzioni manuali;
  • Sostenere le correzioni articolari;
  • Promuovere la motilità della fascia;
  • Migliorare la mobilità e la motilità viscerale;
  • Normalizzare la funzione neuromuscolare;
  • Riprogrammare gli schemi motori;
  • Bypassare gli insulti esterni;
  • Bypassare gli insulti interni;
  • Ridurre infiammazione e dolore.
Caratteristiche del Tape

Il nastro usato nell’OsteoTaping, deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • E’ un nastro di cotone al 100%;
  • È elastico solo in senso longitudinale;
  • Ha una capacità di estendersi fini al 40% della sua lunghezza originale;
  • Non è medicato e non contiene lattice;
  • Ha lo stesso spessore della pelle;
  • Ha un collante acrilico al 100% anallergico;
  • Il suo collante è termoadesivo; quindi aumenta la sua capacità di aderire grazie al calore corporeo;
  • Il suo collante è disposto in modo tale da formare circonvoluzioni simili a quelle della pelle per consentire la traspirazione;
  • Il suo collante è resistente all’acqua;
  • Il suo collante puo’ contenere polvere di tormalina.
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