La Sclerosi Multipla è una malattia cronica/degenerativa di difficile diagnosi dato il grande e variegato numero di sintomi. Coinvolge più di 1 milione di persone nel mondo; il più grande studio di Epidemiologia mondiale fatto su questa sindrome (Oms e Msif) riporta che dal 2008 al 2013 c’è un sensibile aumento di nuovi casi annui. La sua evoluzione è incostante e ciò rappresenta una “spada di Damocle”.

Per i pazienti che ne sono affetti poiché ci sono momenti in cui è totalmente asintomatica e altri momenti in cui si acutizzano sintomi che compromettono seriamente la qualità della vita del paziente. Ciò coinvolge sicuramente lo stato emotivo che spesso presenta ansia e depressione cronica. Accanto a queste alterazioni psico-emotive si sviluppa un senso di fatica muscolare e respiratoria che compromette ulteriormente lo stato del paziente, già di per sé complesso.

Ansia-depressione-fatica rappresentano una triade debilitante e destabilizzante per gli oltre 68.000 italiani affetti da tale sindrome. Tra i tanti studi riportati in letteratura, l’osteopatia è stata riconosciuta come una delle tecniche più efficaci per combattere questa triade.

Trattamento manipolativo osteopatico

Il trattamento manipolativo Osteopatico (OMT) è sicuro, non farmacologico e non invasivo. Esso infatti utilizza l’approccio manuale per diagnosticare e gestire le disfunzioni somatiche con un validato potenziale immunomodulatorio. Sono proprio questi aspetti e la paura degli effetti collaterali delle cure (sperimentali e non) che pongono l’osteopatia al centro della gestione cronica dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla, con la speranza di lenire se non di rallentare il peggioramento della qualità di vita che accompagna il decorso di questa malattia.

In una ricerca tutta italiana, svolta alla Clinica Neurologica dell’Università di Genova a partire dal 2013, è stato dimostrato come il Trattamento Manipolativo Osteopatico riduca la l’ansia, la depressione e la fatica incrementando la qualità di vita del paziente. Annalisa Armezzani DO insieme al suo team ha selezionato due gruppi di lavoro; i pazienti inclusi nel progetto sono stati divisi in due gruppi e messi a confronto. I partecipanti hanno ricevuto 5 trattamenti (1 trattamento a settimana) di 40’. Prima di ogni trattamento hanno ricevuto una valutazione osteopatica strutturale. All’inizio ed alla fine della ricerca i 22 pazienti sono stati valutati neurologicamente da un Medico Neurologo e hanno risposto a un questionario di autovalutazione con domande che riguardavano la fatica, l’ansia, la depressione e la qualità di vita. I risultati di tale studio hanno evidenziato come le teorie di Yates ed al. , sul OMT e la sua efficacia combinata agli esercizi massimali, fosse valida 2.Sono rilevanti i miglioramenti riguardo la fatica e questo potrebbe aiutare i clinici a gestire al meglio tale sintomo disabilitante. I risultati, seppur preliminari, dimostrano che il trattamento deve essere ripetuto nel tempo per stabilizzare i miglioramenti raggiunti.

Il trattamento manipolativo osteopatico è generalmente usato nei pazienti affetti da SM per migliorare equilibrio, andatura, forza, coordinazione, resistenza e per ridurre la fatica durante gli spostamenti. Se associato all’esercizio fisico, incrementa significativamente la forza e la qualità della deambulazione. Generalmente i pazienti utilizzano il trattamento manipolativo per i deficit connessi alla deambulazione (trendelemburg, perdita di equilibrio ed altri) in quanto il lavoro diretto sulle disfunzioni permette di liberare al meglio la struttura del bacino e le funzioni motorie ad esse connesse.

A supporto di tali risultati si è aggiunta un’altra ricerca che ha dimostrato una modalità di approccio osteopatico per ridurre la fatica lavorando fascialmente sul diaframma indicata soprattutto per quei pazienti con la sindrome da moderata ad avanzata. La disfunzione diaframmatica può determinare l’instaurarsi di complicanze importanti e se trattate per tempo può determinare notevoli effetti benefici sulla salute del paziente. Un esempio di tale trattamento del diaframma è fornito dal seguente

Approfondimenti e ricerca attuale

La sclerosi Multipla (SM) è un processo acuto e cronico che interessa il sistema nervoso centrale. La struttura che viene colpita è la mielina, un tessuto di avvolgimento che funge da isolante e da guaina di protezione delle cellule del sistema nervoso centrale. Essa garantisce l’integrità delle connessioni neuronali e ne preserva la velocità di trasmissione degli impulsi. È una malattia acuta poiché si sviluppano dei processi infiammatori demielinizzanti, ma anche cronica poiché coinvolge in maniera inarrestabile il paziente per tutta la vita. Il decremento delle capacità neurologiche però non è sempre costante. A volte può arrestarsi per alcuni periodi per poi riprendere in maniera remittente.Non sempre ha un esito infausto, in alcuni casi il sistema nervoso può essere intatto anche per oltre 15 anni dopo la scoperta della malattia stessa.

Il primo caso riportato in letteratura fu quello di Charles Prosper Ollivier, nella sua monografia del 1824.

Diffiusione e cause

La diffusione della SM è simile a quella delle malattie autoimmuni con un coinvolgimento maggiore delle donne rispetto agli uomini con un rapporto 2:1.
3.L’incidenza, la prevalenza e la mortalità variano con la latitudine. Ad esempio, risulta essere rara nei paesi tropicali e subtropicali, al contrario dei paesi temperati.
4.Curiosità: “Gli studi negli USA dimostrano come il rischio si riduce con la migrazione al sud e questo cambiamento era più evidente quando avveniva prima dei 10 anni di età.”

Dal punto di vista genetico, tra i molti fattori studiati, quello più accreditato è l’aplotipo HLA-DR15,DQ6 la cui positività è sufficiente e/o necessaria per lo sviluppo della malattia. Tra i vari fattori scatenanti ci possono essere delle aggressioni virali che determinano una risposta infiammatoria autoimmune con attivazione dei linfociti T e macrofagi con liberazione locale di citochine e la sintesi di immunoglobuline oligoclonali.7

SINTOMI E DIAGNOSI

Non esistono sintomi specifici ed unici per questa terribile condizione. Si passa dalle parestesie, alle neuriti ottiche. Sintomi inusuali possono includere dolore, alterazione dei movimenti, afasie e disturbi autonomici (come nel controllo vescicale). Le alterazioni cerebellari includono atassia (perdita di equilibrio) e le sindromi motorie riguardano la stanchezza, spasticità, iperattività riflessa dei tendini più profondi.

Con una valutazione clinica così difficoltosa si sono resi sempre più efficaci gli esami strumentali per il riconoscimento di tale patologia. Gli esami non invasivi sono i potenziali evocati e la risonanza magnetica, molto accurata nella valutazione delle aree demielinizzate (con una forma arrotondata tipo macchia di leopardo). Un esame invasivo ma determinante per la diagnosi è l’esame del liquido cerebrospinale, il cui elevato livello di immunoglobuline G (IgG) è stato riscontrato nel 90% dei pazienti con SM.

Le prospettive di tale malattia non sono ancora rosee, in quanto i fattori che la determinano sono ancora poco chiari. Alcuni filoni di ricerca inizialmente avevano immaginato che l’alimentazione fosse uno dei fattori scatenanti ma nessuna evidenza è stata realmente riscontrata.

Terapia

Per questo la terapia medica standard prevede l’utilizzo cronico di interferone (IFN-beta-1b) e nei focolai di infiammazione acuta si avvale dell’utilizzo di corticosteroidi (soprattutto nei pazienti con sintomi oculari, motori e cerebellari). Il progredire della malattia determina sicuramente una riduzione della qualità della vita che si manifesta con stati depressivi accentuati e questo spinge spesso i pazienti a ricorrere a cure alternativeo integrative a quelle farmacologiche classiche.

Il medico osteopata Sharon S. Stoll nella sua ricerca cerca di approfondire la tematica passando in rassegna le varie metodologie d’approccio che oggigiorno seguono i pazienti: integratori alimentari, esercizi fisici, terapie alternative (osteopatia, agopuntura, chiropratica). Il 100% del campione preso in esame assume integratori alimentari quali Vitamina D, Vitamina B e Omega-3. L’assunzione della Vitamina D viene incoraggiata da recenti studi, i quali hanno dimostrato che l’assunzione giornaliera decrementa significativamente le disabilità della malattia. Con la stessa frequenza ed intensità vengono assunti anche Vitamina B e Omega-3 , per una riduzione dell’impatto infiammatorio sulle cellule mieliniche.

Esercizio fisico

È stato dimostrato che l’esercizio fisico ad elevata intensità, prima sconsigliato ai soggetti con bassi livelli di disabilità, incrementa la qualità di vita, riduce la fatica e stimola le capacità cognitive.


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