Le ultime ore di quarantena su larga scala sono state grande occasione di riflessione per me, un'opportunità che non capita spesso e che vorrei trasmettervi con quest'esperienza introspettiva.

Mi rendo conto che i parametri odierni della lettura si basino sulla sequenza logica degli eventi nel testo ma, questa volta, non posso promettervi di rispettarli perchè l'andamento dell'articolo seguirà il flusso dei miei pensieri. A volte i miei ragionamenti potrebbero risultarvi contraddittori e non sequenziali ma sono tutti autentici e ugualmente improntati nel percorso di consapevolezza che mi ha condotto dalla nascita fin qui. Per entrare più facilmente nella dimensione e nel ritmo del testo ritagliate 10 sani minuti del vostro tempo, sedetevi comodamente sul balcone con la casa alle spalle, osservando l'orizzonte e la realtà che vi circonda.

Durante la lettura troverete il termine "pausa" che corrisponde al momento in cui ho smesso di scrivere il testo, chiuso gli occhi e rivisto col cuore il pensiero espresso. Potreste fare lo stesso anche voi ad ogni pausa, prendendovi il tempo necessario a sperimentare e maturare le sensazioni relative al paragrafo appena letto. Quando siete pronti per il passo successivo, riaprite gli occhi e procedete. Uniformando le nostre pause, i nostri ritmi saranno sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, un po’ come un’orchestra che suona la stessa sinfonia utilizzando strumenti differenti. In questo caso gli strumenti che abbiamo in dotazione sono le nostri menti.

Grazie a tutti quelli che decideranno di intraprendere questo viaggio della coscienza.

Pausa

 Photo by Guilherme Stecanella

Ciò che potete osservare stando seduti alla vostra sedia è la realtà esterna. Essa viene incamerata nella nostra mente attraverso il sistema nervoso, che traduce le informazioni visive in scariche elettriche con una determinata vibrazione e lunghezza d’onda. Potremmo dire, quindi, che la realtà esterna che stiamo osservando sia entrata dentro di noi.

Sul versante opposto di quella realtà, alle nostre spalle, c'è la nostra dimora. Le sue imponenti pareti rappresentano la nostra sicurezza interiore. Per alcuni potrebbero ricordare la propria realizzazione, per altri, soprattutto in queste ore di quarantena, la propria reclusione. Non possiamo vederla ma, chiudendo gli occhi, riusciamo ad immaginarla, ricostruendo nella nostra mente persino la disposizione interna dell’arredo. La ricostruzione dell’immagine e la rappresentazione emotiva della nostra casa, come per la realtà esterna, viene trasdotta sotto forma di frequenza cerebrale ed entra a far parte della nostra mente. Potremmo dire, dunque, che anche la nostra dimora sia ormai dentro di noi.

Pausa

Gli spazi esaminati, uno aperto e l’altro chiuso, uno esterno e l’altro interno, sono entrambi racchiusi nella nostra mente. Se chiudessimo gli occhi in questo preciso momento, senza spostarci dalla nostra sedia, riusciremmo a ricostruire in maniera indistinta gli spazi interni ed esterni che ci circondano. Questo è possibile perché il cervello decodifica allo stesso modo senza differenze ciò che vediamo, viviamo o sogniamo. Assorbiamo le immagini e le emozioni ad esse associate allo stesso modo.

Pausa

Siamo esseri umani e, come tali, dotati di mente. Come non vi è differenza nello spazio, così non vi è differenza nella sostanza. Noi siamo "in-dividui", esseri non divisibili. Anche se il nostro campo di esistenza è rappresentato da tutte le sfaccettature comprese tra Hitler e Madre Teresa di Calcutta, spesso preferiamo adottare un ruolo specifico. Lo facciamo, a volte, per sentirci sicuri nel contesto socio-culturale in cui viviamo ma, riflettendoci bene, è una pura illusione della mente. Ognuno di noi, infatti, agisce in modo diverso a seconda dell’interlocutore o del contesto in cui si trova. Anche se il modo di relazionarci è diverso, le nostre esperienze sono uniche perché afferiscono alla nostra essenza di in-dividuo.

Pausa

Durante la quarantena abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto. Medici, economisti, politici, esperti di ogni genere che, pur di contraddire gli altri, finiscono per contraddire se stessi. Ci sentiamo disorientati tra le tendenziose teorie complottiste e le capziose divulgazioni anticomplottiste. Questa divisione è frustrante ma dov’è la verità? Il complottista seduto su questa sedia vedrà gli oppositori di fronte a lui e la sua piccola schiera di commilitoni nella casa alle sue spalle. Gli anticomplottisti, d’altro canto, la vivranno in maniera analoga. Riflettendo bene ho usato i termini "tendenzioso" e "capzioso": due termini differenti che indicano lo stesso concetto. Ancora una volta la visione duale accompagna le nostre riflessioni e illude le nostre menti. Ricordiamoci, quindi, di essere in-dividui costituiti di un’unica sostanza immersa in un solo spazio, e come tale anche la verità sarà unica.

Pausa

Nelle ore di distanziamento sociale ci siamo sentiti reclusi e privati della nostra autonomia. Ognuno di noi ha reagito in maniera differente. Come ci siamo sentiti? Come abbiamo reagito?

Pausa

Tutti noi, durante la reclusione, abbiamo potuto esprimere in varie forme i nostri pensieri, il più delle volte l’abbiamo fatto sotto forma di lamentela. La mente umana è in grado di introiettare la realtà circostante attraverso la trasformazione di frequenze d’onda luminose (visive) in sinapsi nervose. Allo stesso modo, possiamo esternare nella realtà circostante il nostro vissuto emotivo e mentale attraverso la trasduzione di segnali nervosi in lunghezza d’onda sonora (voce). Ciò che osserviamo dentro è fuori, ciò che osserviamo fuori è dentro.

Pausa

Lo spazio-tempo non è cambiato, abbiamo semplicemente riempito questo vuoto con emozioni, pensieri e attività a cui siamo abituati. Conosciamo bene le nostre recriminazioni e le nostre proiezioni ma ci siamo sempre nascosti dietro la mancanza di tempo per poterle affrontare e superare con coraggio. In questi giorni chi viveva di ansia l’ha trasformata in panico, chi lustrava la propria abitazione ha cominciato ad igienizzare anche gli scoli della colonna fecale e così via.

Io ne sono l’esempio pratico. Mi sono sempre lagnato di non avere abbastanza tempo per suonare liberamente il pianoforte; in cinquanta giorni di quarantena non ho toccato un solo tasto del pianoforte che ho a casa. Potremmo dedurre che il pensiero ricorrente (loop) in tempi di non quarantena era in realtà un alibi. Esternavo la mia insofferenza al conflitto temporale. Il nostro modo di incolpare noi stessi, gli altri, la vita, Dio delle nostre insoddisfazioni è rimasto praticamente invariato. Tutto è rimasto identico, ma abbiamo un’opportunità!

Pausa

Leggere la realtà circostante per capire noi stessi.

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Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di trovare la nostra Mente in una palestra speciale. Le pareti sono tappezzate di specchi e la Mente ha l’opportunità di vedersi durante gli esercizi e capire quali sono i risultati dell’allenamento. Tutto quello che avviene in questa quarantena abbiamo detto che è amplificato, così anche questo magico allenamento. Quale muscolo ha allenato la nostra Mente? Qualcuno avrà allenato il muscolo della paura, qualcun altro quello del sentirsi non capito e altri ancora quello della rabbia.

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Ciò che avviene nella realtà circostante è la rappresentazione dei nostri pensieri e del significato emotivo che noi gli attribuiamo. Anche le persone hanno queste caratteristiche: attribuiamo significati differenti ai Medici, Ingegneri, Parenti e Amici proiettando su di essi i successi e gli insuccessi della nostra mente. Per quanto validi possano essere dal punto di vista personale e professionale, ricordiamoci sempre che sono degli strumenti a nostra disposizione. Essi hanno funzioni specifiche e se non conosciamo le nostre necessità non potremmo mai ricorrere al loro aiuto in maniera soddisfacente. Potremmo chiedere a nostro nonno di sollevare sulle sue spalle una trave, ma il risultato sarà quasi certamente un insuccesso (e forse anche qualche frattura). Ci lamentiamo una vita intera delle incapacità altrui senza considerare che l’unico responsabile dell’insuccesso siamo semplicemente noi.

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Alcune volte durante questa quarantena ho pensato: “Chissà come sarà passeggiare fuori liberamente all’aria aperta quando tutto questo sarà finito?” Proprio oggi, dopo 50 giorni, ho fatto la mia prima passeggiata sul lungomare e ciò che ho vissuto ha risposto in maniera chiara ed inequivocabile al mio interrogativo. Qual è stato il responso?

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Avevo già immaginato la risposta ma ne ho avuto conferma solo oggi. Tutto uguale! Nessuna variazione degna di nota, nessuna emozione particolare, nessuna sorpresa. Nulla, nulla, nulla. Dopo 50 giorni qualcuno potrebbe rimanere deluso? Io no! È vero, era un risultato atteso ma questa passeggiata mi ha fatto comprendere realmente il motivo.

Pausa

Prima della quarantena ero riuscito a creare un varco nelle mie giornate grigie, passeggiando di tanto in tanto sotto il sole, sul lungomare con le cuffie sulle orecchie. Avevo già ascoltato le mie necessità e conquistato con un atto di consapevolezza la mia libertà.

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Zygmunt Bauman parla della libertà in relazione a una restrizione. Questa relazione è sempre e solo un’illusione. Le restrizioni che osserviamo esternamente sono le stesse che abbiamo attorno al nostro cuore. Lo spazio, la sostanza, la verità sono attributi in-divisibili dell’uomo e, quando la mente si allinea, questo senso di unicità si calma: solo allora potrà assaporare nuove vibrazioni. Vibrazioni armoniche che prendono il nome di Felicità.

Pausa

 

 


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